Luciano Rispoli e la lezione televisiva di Parola mia: una eredità culturale da non disperdere

Luciano Rispoli è di diritto nel Pantheon dei padri nobili della televisione italiana. Con lui scompare uno dei simboli della Rai dei tempi d’oro, la Rai che ha fatto scuola di tv e che soprattutto faceva una gran bella tv. Fare un confronto tra la tv che faceva Rispoli e quella di oggi significherebbe mancargli di rispetto.

Lui la difendeva la tv, soprattutto da chi la criticava con atteggiamento da snob. Come tutti i padri nobili lascia una pesante eredità a chi saprà coglierla riguardando la sua carriera iniziata con una palestra obbligatoria per chi voleva fare tv: la radio.

Luciano Rispoli entra in Rai firmando il suo primo contratto nel 1954 in qualità di radiocronista fino ad arrivare ad essere dirigente della Rai. Ma nel giorno della scomparsa di un grande personaggio della tv, metto da parte l’anima da blogger televisivo e rispolvero, con un pizzico di nostalgia, l’anima da telespettatore della tv del pomeriggio di quando ero ragazzo. Parola mia è stato uno dei programmi tv più significativi degli Anni ’80 della Rai. Proprio mentre le reti Fininvest raggiungevano l’obiettivo di essere il massimo desiderio televisivo degli italiani che bramavano la novità della tv di plastica e commerciale, Luciano Rispoli nel pomeriggio di Rai 1 s’imponeva con un programma televisivo a quiz sulla lingua italiana, con tanto di professore/linguista, il mitico Gian Luigi Beccaria, a spiegarci la nostra meravigliosa lingua, facendoci appassionare a quel racconto. Ma tutta la struttura era il punto di forza del programma: conoscere l’italiano, usare l’italiano, amare l’italiano. Tre concetti base tanto semplici quanto indispensabili. Luciano Rispoli dosava sapientemente tutti gli ingredienti di divulgazione all’interno di uno spettacolo televisivo senza annoiare ma coinvolgendo il telespettatore. Un telespettatore che si sentiva considerato come protagonista e non usato ai fini dell’audience. Una delle tante lezioni di televisione tenute con eleganza, garbo e competenza da chi non parlava di buona tv; la faceva. Chi d’ora in poi scriverà pagine di storia della televisione non potrà non riconosce a Luciano Rispoli il ruolo che merita tra i i grandi della televisione italiana perché, come tutti i grandi, ha lasciato con il suo lavoro ed il suo modo di essere una eredità culturale che resisterà al tempo e alle mode. Una eredità che arricchirà la professionalità di chi saprà coglierla e metterla al servizio del pubblico come ha saputo fare da grande maestro di tv Luciano Rispoli.

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