Il nuovo Matrix di Luca Telese sarà una pacchia per gli ospiti

Caro Luca Telese, ogni volta che ti vedo in tv, ogni volta, non riesco a non pensare a Pinotto, il personaggio della celebre coppia cinematografica Gianni e Pinotto, i mitici Abbott and Costello, come diresti tu. Di Pinotto hai innanzitutto la vocina e la usi quasi alla stesso modo con i tuoi interlocutori televisivi; ogni parola la pronunci come fosse una nenia leggera che accompagna un nonsense. Il tuo volto poi lo trovo identico a quello di Pinotto quando sa di voler bonariamente provocare l’interlocutore senza però riuscire ad ottenerne i risultati sperati. Ma per me sei pienamente un Pinotto perché ti immergi beato nel tuo narcisismo. Pinotto, nonostante esteticamente non sia proprio Cary Grant, si piace tanto; prima che timido, pauroso e pasticcione, è un grande narcisista.

Quando nei film gli capita di trovarsi davanti ad uno specchio, si guarda e si riguarda compiaciuto anche se indossa gli abiti di scena più improbabili e ridicoli. Caro Luca Telese, prima a Tetris e poi a In Onda, ti sei concentrato solo a far vedere che sai fare una tv diversa dagli altri (senza riuscirci) e tra l’altro raggiungendo vette di autostima che culminano in un ingiustificato narcisismo sia dal punto di vista estetico che giornalistico.
Questa estate, non appena Nicola Porro si è trasferito a Rai 2, lasciandoti da solo a condurre In Onda, lo specchio è diventato il tuo unico dio. Hai condiviso con il pubblico tutta la tua gioia di essere stato scelto per condurre la più importante trasmissione di approfondimento giornalistico di Mediaset (mancava solo l’ufficialità alla notizia che eri il nuovo conduttore del nuovo Matrix). Sembravi una soubrette del sabato sera mentre roteavi felice come una libellula sulla sedia al termine delle puntate. Poi è giunto il tempo dello spot di lancio di Matrix. Trenta secondi incalzanti con la musica giusta a dare il ritmo come piace a te. Le inquadrature corrono a mostraci il dietro le quinte della potente ammiraglia dell’informazione di Canale 5. L’assistente di studio consegna la scaletta a due mani sconosciute; le tue. Tu fai due passi di spalle, poi ti giri rapido come in un duello western e punti il dito verso i telespettatori per dire la frase che hai scelto come simbolo del programma:

“Matrix, la differenza tra quello che appare e quello che è”.

Caro Luca Telese, un proclama ambizioso per un narciso. Ogni tanto dovrai togliere la concentrazione da te stesso e provare a incalzare gli ospiti. Questa sarà la tua difficoltà maggiore. Si perché tu non vuoi essere quello che fa scoppiare le liti e alimenta le polemiche. O meglio, le brami, le cerchi, le immagini, ma punti semplicemente a contrapporre gli ospiti giusti che faranno tutto il lavoro sporco mentre tu continuerai tranquillo a bearti davanti allo specchio nuovo che la generosità di Pier Silvio Berlusconi ha voluto elargirti.
A te non interessa essere quello che accende la miccia. A te interessa che in trasmissione ci sia la dinamite, anzi, la nitroglicerina, e che il primo battito d’ali di una Santanchè, di uno Sgarbi o di un qualunque altro incendiario da talk show faccia d’istinto il suo dovere. A te interessa solo che l’indomani se ne parli e che tutti dicano che “è successo da Luca Telese a Matrix”.
Caro Luca Telese, sei consapevole che questa è una strategia rischiosa ma guardarti allo specchio per te ha la priorità.
Ieri ad esempio, nella prima attesissima puntata di Matrix, mentre tu, la redazione e la regia vi guardavate compiaciuti allo specchio (nuovo studio, nuove inquadrature, nuova grafica, nuovi picture-in-picture), il segretario del PD Epifani vi ridicolizzava con una risposta scontata che però tu hai mostrato di non aspettarti, preso com’eri a goderti la grande pensata escogitata in questi mesi di preparazione; due persone comuni che, secondo la vecchia tecnica della video-box, pongono delle domande all’ospite.
Il tema è quello delle pensioni. C’è la pensionata baby che rivendica il diritto di aver utilizzato una legge che le ha consentito di andare in pensione a 47 anni e che non vuole essere additata come la rovina delle nuove generazioni. C’è l’architetto libero professionista che si chiede se e quando andrà in pensione. Tu, sicuro di te, come Pinotto quando alla fine della fiera ha ragione e Gianni è costretto ad ammetterlo, chiedi ad Epifani a quale di queste due tipologie di persone sente di dare delle risposte politiche. Epifani davanti alla possibilità di segnare un gol a porta vuota non ci pensa due volte e ti spiazza dicendo che le sue risposte politiche non le vuole dare a nessuna di quelle due categorie ma alle persone che sono disoccupate e precarie. Solo ora lasci stare lo specchio e provi a farlo rispondere su quelle due categorie che tu e la redazione del nuovo Matrix avete eletto a esemplificative dell’universo pensionistico.
Ma Epifani ormai il gol l’ha segnato ed è già corso sotto la curva dei tifosi a festeggiare, mentre tu sembri un portiere di calcio suonato, alla Pinotto, che ha preso un gol banale, dopo mesi di duro allenamento, e non si rende conto del perché. Si preannunciano tempi gloriosi per gli ospiti di Matrix che potranno fare e dire quello che vorranno se il conduttore non la smetterà di guardarsi allo specchio come se fosse il conduttore più bravo, bello e cool del reame televisivo. Alla fine, perfino il Pinotto dei film di Abbott and Costello, prende in pugno la situazione facendo proprio quello che tu, nello spot, dici di voler fare: privilegiare quello che è a quello che appare.

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