Guarda… stupisci: come rendere inguardabile un ottimo show

Caro ex direttore di Rai 2 Andrea Fabiano, Guarda… Stupisci con Renzo Arbore, Nino Frassica e Andrea Delogu, può essere considerato l’ultimo programma riconducibile alla tua direzione.

E’ lo spin-off del programma con cui nel dicembre 2017 Rai 2 ha celebrato il trentennale di Indietro Tutta che non mi era piaciuto perché è un programma talmente cult che il confronto con l’originale è impossibile da sostenere anche per Renzo Arbore che lo ha ideato.

Il pubblico però lo ha apprezzato, anche grazie alla felice collocazione in due serate pre-natalizie, in cui la musica leggerissima e l’allegria scanzonatissima fanno sempre piacere al telespettatore. Così per quest’anno hai programmato lo spin-off intitolato Guarda… Stupisci, con l’impianto praticamente identico e un nuovo tema portante, ovvero raccontare alle nuove generazioni, la canzone umoristica napoletana, tanto cara a Renzo Arbore e alla sua Orchestra Italiana. Lo show sarebbe decisamente gradevole e di ottimo livello anche perché alla bravura di Arbore si aggiunge un Nino Frassica in forma strepitosa e all’appello del “maestro Arbore” ieri nella prima puntata hanno risposto ospiti del calibro di Tullio De Piscopo e Gigi Proietti, almeno fino a quando sono riuscito a seguire il programma (gli altri ospiti previsti nell’arco delle due puntate sono: Lino Banfi, Enrico Montesano, Lello Arena, Enzo De Caro, Marisa Laurito, Stefano Bollani, Teo Teocoli, Vittorio Marsiglia).

Dico che sarebbe un ottimo show se non ci fossero due grandi “MA” che mi hanno reso letteralmente inguardabile la prima puntata di Guarda… Stupisci che ho seguito fino al momento della partecipazione di Gigi Proietti e poi ho dovuto lasciare perché, non solo mi è scoppiato un forte mal di testa ma lo show mi è diventato completamente indigesto a causa di quei due “MA”.

Il programma si è dato anche “un compito sociale”, (cito il lancio Rai) quello di “raccomandare ai giovani millennials di tenere viva nel tempo la grande cultura del nostro paese, dalla canzone al teatro, dal cinema alla televisione”.

A rappresentare questo pubblico così importante sono stati scelti studenti “veri” delle discipline dello spettacolo che “assistono e riflettono” durante lo show, ambientato in un’aula universitaria di fantasia intitolata a Totò. Ecco, questo pubblico selezionato che dovrebbe “assistere e riflettere”, è quanto di più fastidioso possa capitare ad un ottimo show. Una partecipazione esagerata, urlante, con applausi scroscianti ad ogni battito di ciglia dei protagonisti e sostenuto persino dalle risate e da altri rumorosissimi applausi aggiunti in fase di montaggio.

Uno show che vuole rifarsi alla bella tv del passato non può presentarsi con il più grande difetto degli show del presente. Sì perché questa terribile, cattivissima abitudine è ormai nel DNA del 90% dei programmi televisivi italiani. Con la differenza che quando questo disturbo colpisce la brutta televisione a me personalmente non me ne può importare di meno ma se mi costringe a smettere di seguire uno show che mi piace, diventa davvero inaccettabile. Le ripetute inquadrature del pubblico in studio di Guarda… Stupisci, ci restituiscono una serie di facce tutt’altro che spontanee che a me sembrano quelle dei figuranti plaudenti, urlanti e ridenti dei peggiori programmi delle emittenti commerciali delle origini. Caro ex direttore di Rai 2 Andrea Fabiano, tu potresti dirmi che sia in Quelli della Notte che in Indietro Tutta, il maestro Renzo Arbore usava già il pubblico plaudente, urlante e ridente e io ti inviterei a rivedere ogni puntata di quei grandi show per vedere la differenza sostanziale con il pubblico di Guarda… Stupisci e, soprattutto, quanto il pubblico degli show di allora contribuisse alla gradevolezza armonica del programma al contrario del pubblico dello show di oggi. E poi c’è il secondo MA chiamato Andrea Delogu: la conduttrice di Rai 2 più sovraesposta, che io ricordi, dai tempi d’oro di Simona Ventura in Rai. Ieri è passata dall’essere ornamentale all’urlare come una ossessa per manifestare il proprio giubilo nei momenti clou. Quello che non riesce a fare è trovare una propria specificità che non sia la prorompente, ostentata, fisicità. In ogni sua conduzione tira fuori due uniche chiavi comunicative: o l’ironia telefonata dal copione o una meraviglia esagerata per rapportarsi con gli interlocutori e questo si riflette nel suo modo di presentarli e raccontarli al pubblico, al punto che diventa sempre un già visto. Lo fa a Stracult, lo fa a B come Sabato, lo fa a Guarda… Stupisci; lo faceva nelle precedenti conduzioni, lo fa sempre. In Guarda… Stupisci ci sono alcuni momenti in cui Renzo Arbore tira fuori l’istinto irrefrenabile del conduttore/condottiero. Quelli sono i momenti peggiori per la co-conduttrice Andrea Delogu perché non è più solo ornamentale o urlante ma intraprende il tunnel della produttrice di faccette mute.

E’ lì che mi fa una tenerezza infinita e la salvo dai miei commenti cambiando canale. Caro ex direttore di Rai 2 Andrea Fabiano, Guarda… Stupisci sarebbe stato un ottimo show, la giusta misura tra la tv del passato, il ricordo della musica eterna della tradizione napoletana e il varietà classico, intramontabile e di qualità. Un mix perfetto anche e sopratutto nella collocazione pre-natalizia. La presenza di cotanta Delogu, la baraonda inaccettabile dell’accesso di applausi e l’esagerato entusiasmo telefonatissimo del pubblico, rinforzati dalle risate roboanti inserite in fase di montaggio, rendono per me inguardabile Guarda… Stupisci. Chissà perché, la cosa non mi stupisce.

***

Aggiornamento del 20/12/2018

La seconda puntata di Guarda… stupisci su Rai 2, ieri ha fatto solo il 12.6% di share. Dico “solo” perché la prima puntata aveva incassato una media del 14.5% facendo gridare al successo i diretti interessati, in primis l’Ufficio Stampa Rai e la conduttrice Andrea Delogu. Guarda… stupisci è nato come spin-off di Indietro tutta 30 e lode con cui la rete ha celebrato nel 2017 il trentennale del programma di culto ideato e condotto da Renzo Arbore. Una celebrazione che toccò punte del 19% di share e che ha fatto sperare al direttore (oggi ex) Andrea Fabiano di poter bissare quel risultato. Così non è stato. Sono tra quelli a cui piace parlare principalmente dei contenuti piuttosto che degli ascolti ma, davanti allo strombazzamento ingiustificato dei numeri, non posso non infierire sui numeri. Sì perché ad alimentare la esasperata ed esasperante corsa agli ascolti, sono per primi i protagonisti dei programmi televisivi che esaltano qualsiasi risultato che ritengono positivo. A questa cattiva abitudine dei televip, danno voce e risalto molti siti specializzati, account social sulla tv, fan e addetti ai lavori più o meno in “conflitto d’interessi”. E questo contribuisce a rendere il tutto un vero e proprio teatrino. Siamo pieni fin sopra i capelli delle autoesaltazioni quotidiane dei politici del cambiamento che, francamente, sarebbe salutare per tutti, se la conduttrice Andrea Delogu, Rai 2 e l’Ufficio Stampa Rai ci risparmiassero le autoesaltazioni su uno spin-off che rispetto all’originale ha perso quasi il 7% di share.

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