Euro 2016: la Rai Sport di Gabriele Romagnoli e la narrazione epica a priori e a prescindere che va a sbattere contro la favola senza lieto fine

Caro direttore di Rai Sport Gabriele Romagnoli, alla vigilia del Campionato europeo di calcio per nazioni Francia 2016, hai trasmesso due promo molto evocativi. Il primo, facile facile, ha puntato tutto sulla musica e le parole di Senza parole di Vasco Rossi abbinate ai volti di tifosi/telespettatori italiani che soffrono ed esultano. Il secondo, più epico ed internazionale, con le immagini dei calciatori più attesi e la frase evocativa “E’ finito il tempo delle parole. Ora è il tempo degli eroi”.

Poi è iniziata la favola della Nazionale di Antonio Conte “il guerriero, il condottiero di un gruppo straordinario”. Una favola che è durata 4 partite, un tempo televisivo più che sufficiente per fare il pieno di ascolti e alimentare tutta la programmazione di Rai Sport e di riflesso della altre reti e testate Rai.

Questo vuol dire che anche le più ottimistiche previsioni di rientro economico saranno rispettate. Dunque, gli Europei di calcio della nuova gestione di Rai Sport di Gabriele Romagnoli sono stati un successo indiscusso? Discutiamone. I numeri sono importanti e se non li aveste fatti oggi sarei qui a rinfacciarti anche il flop quantitativo. Per tua fortuna ti rinfaccio solo quello qualitativo, e non mi sembra poco. Lo sport è una delle tematiche che si presta di più alla narrazione epica. Il cinema è il mezzo principe per esaltare le imprese sportive individuali e di squadra. La narrazione epica dello sport è in molte pagine della letteratura come “riassume” bene la voce “sport e letteratura di treccani.it . La televisione è da sempre il mezzo che esalta la cronaca sportiva in diretta. La diretta tv sportiva ha una valenza unica, insostituibile, ineguagliabile. In occasione dei grandi eventi sportivi internazionali in diretta, la tv fa la storia ma in chiave di cronaca e non in chiave narrativa. Solo dopo la diretta, le immagini e le voci televisive possono entrare in un discorso narrativo, costruito per esaltare tutti gli aspetti dell’impresa o della delusione sportiva. E comunque, anche quando il prodotto televisivo è realizzato in funzione “epica”, rimane un prodotto televisivo, ben differente dal punto di vista comunicativo rispetto al cinema, alla letteratura e anche al giornalismo scritto. Il racconto televisivo sportivo in diretta non può essere considerato epico a priori e a prescindere perché se poi non lo diventa, al pubblico resterà l’impressione di aver assistito ad una lunga televendita di materassi, urlata a dismisura solo per catturare la sua attenzione. La nazionale di Antonio Conte ad Euro 2016 è arrivata ai quarti di finale dove ha perso ai calci di rigore contro la Germania. Rai Sport ne ha fatto un racconto epico: in diretta, nei servizi, nei collegamenti. In ogni collegamento, in ogni servizio, in ogni trasmissione avevate la impostazione di quelli che stavano raccontando la storia del calcio. Non è così. La “diretta” racconta brandelli di storia (se lo diventa). Poi c’è il “prodotto” fatto di scrittura autoriale costruito a tavolino e pensato per essere letto come fosse “cinema” o “letteratura”. Il registro narrativo dei collegamenti, delle trasmissioni, delle telecronache e dei servizi di Rai Sport durante Euro 2016, è stato improntato all’esaltazione dell’impresa sportiva ancora non compiuta. Tutti i giornalisti sembravano presi dalla sindrome di Beppe Viola e Gianni Brera ma senza riuscire nell’intento di rendere epico quello che epico non è stato. Dell’avventura della Nazionale di Antonio Conte a Euro 2016 di epico resterà una puntata di Sfide e non la farete voi. Anzi, purtroppo, resteranno anche gli eccessi favolistici di Flavio Insinna, il conduttore de Il grande match di Rai 1, buoni solo per Teche teche tè. Caro direttore di Rai Sport Gabriele Romagnoli, la narrazione epica in tv ha bisogno del lieto fine molto più della narrazione cinematografica e letteraria. Il mezzo è differente; il pubblico è differente. E a tutto questo va aggiunto che parallelamente alla vostra narrazione, c’è quella dei social network pronti a ridicolizzare qualsiasi momento di quella narrazione e a riscriverla in modo ben differente da come l’avevate immaginata voi. Molto lavoro per nulla. L’atmosfera “da favola” che Rai Sport ha creato, solo in funzione delle aspettative di una impresa della Nazionale italiana, si è disciolta nell’aria insieme ai rigori sbagliati da Zaza e Pellé. La carovana di giornalisti Rai ha raccontato Euro 2016 come se fosse tutta una grande pacchia, intesa come dice il dizionario, ovvero, una “situazione piacevole, situazione particolarmente fortunata. Es. che pacchia!”. Tutta l’atmosfera favolistica che avete creato mi ha dato l’idea del “Che pacchia!”. Anche perché alla narrazione favolistica dei servizi avete abbinato il taglio infotainment con i vostri contributi al programma Il grande match di Rai 1 e lì sembrava ancora di più tutto una grande pacchia più che un racconto sportivo. E tra un mese si replica con la trasferta da favola a Rio per le Olimpiadi. Un consiglio: lasciate stare la narrazione epica, fate la cronaca sportiva. Se poi diventerà parte di un racconto epico allora sarà il valore aggiunto al vostro primo compito: fare informazione.

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5 thoughts on “Euro 2016: la Rai Sport di Gabriele Romagnoli e la narrazione epica a priori e a prescindere che va a sbattere contro la favola senza lieto fine

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  1. Aspettavo questo post e non hai tradito le aspettative! In effetti l’esaltazione parossistica del contesto invece di un valore aggiunto è divenuto presto untuosa macchietta!!!

    1. Grazie Santo. Ora ci aspettano le Olimpiadi e sarà anche peggio perché esalteranno ogni medaglia italiana e quelle dei personaggi più televisivi salvo poi metterli nel dimenticatoio per i successivi 4 anni per tornare a parlare dei calciatori

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