The Ranch di Netflix stagione 1: un super cast non basta a rendere divertente una sit-com

Cara Debra Winger, ho avuto un brivido blu quando ti ho visto a piedi scalzi indossare solo una camicia di jeans nel primo episodio della sit-com The Ranch.

Quel brivido blu è stato il massimo dell’entusiasmo che mi ha suscitato questa produzione originale Netflix, una delle novità di aprile (10 episodi da 30 minuti).

Guardando i trailer avevo temuto il peggio sentendo che c’erano le risate registrate e il peggio si è puntualmente verificato; la dimostrazione che un cast di alto livello non basta per fare una buona sit com. Il cast di The Ranch è composto, oltre a te, da Ashton Kutcher (protagonista e anche produttore esecutivo), Sam Elliott e Danny Masterson. Il cast però non è supportato da una buona sceneggiatura. Il ritorno a casa dell’ormai “vecchio” campione di football americano Colt Bennett (Ashton Kutcher) dà vita alla vostra “storia” familiare alla difficile ricerca della comprensione reciproca e alla disperata ricerca di salvare il ranch dal fallimento.

Il carattere difficile del burbero padre cowboy (Sam Elliott); la ricerca del caxxeggio come stile di vita dei due figli ultra trentenni Rooster e Colt; il conflitto della moglie e madre Maggie (tu) che ama il burbero cowboy ma vuole vivere la sua età matura oltre il recinto del ranch; il desiderio di Colt di rivivere l’amore giovanile con Abby (Elisha Cuthbert) ora fidanzata con un nerd; la goduria di Colt nello spassarsela con Heather (Kelli Goss) bomba sexy ventiduenne; sono gli ingredienti poco entusiasmanti di The Ranch.

Il tutto ambientato in un paesino americano di 500 anime con un unico locale dove ritrovarsi come botta di vita dopo una giornata trascorsa a fare la noiosissima vita da ranch con alzatacce all’alba per spostare la mandria, le staccionate da riparare, le pause sotto il portico, il fienile da sistemare, il vitello che si prende l’infezione, l’indispensabile canale meteo alla tv. Cara Debra Winger, questa fragile sit-com non è nemmeno sostenuta da dialoghi brillanti: le battute si fa fatica a ritenerle tali. Le situazioni sono ossessivamente ripetitive (su tutti l’arrivo dei pick-up al ranch) e quando si esce dal ranch (si fa per dire perché è tutto così finto platealmente girato in studio) le cose, se possibile, peggiorano. L’intero episodio 5 è dedicato all’apertura della caccia con padre e figlio e madre e figlio chiusi in due casette a sparare alle anatre. La situazione nelle intenzioni è il pretesto per parlare delle incomprensioni familiari ma il risultato è che il telespettatore non può fare a meno di addormentarsi davanti alla tv. Cara Debra Winger, di The Ranch mi resta quel brivido blu di te scalza che indossi solo la camicia di jeans; e nulla di più.

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