Squadra mobile, la fiction fatta con lo stampino Tao Due: vista una (se ce la fai) le hai viste tutte

Caro produttore e soggettista di serie tv Pietro Valsecchi, tra i misteri di cui non mi interessa venire a capo c’è il successo decennale delle tue fiction poliziesche di cui la più rappresentativa è stata Distretto di polizia di cui sei riuscito a girare ben 11 stagioni trasmesse da Canale 5 e dalle altre reti Mediaset in replica fino alla fine dei tempi.

Ogni minuto che va in onda di una tua fiction poliziesca, negli Stati Uniti uno sceneggiatore di fiction poliziesche festeggia perché sa che in Italia tu continui ad avere successo con le tue serie fatte con lo stampino e anche la più piccola idea che verrà dagli Usa sembrerà fantastica al pubblico più esigente.

Ma a te poco importa perché non punti al pubblico più esigente e raffinato. Tu punti al pubblico nazional popolarissimo che è convinto che Distretto di Polizia sia rappresentativo della attività poliziesca in Italia. Ieri ho visto il secondo episodio di Squadra mobile, la serie spin-off derivata da Distretto di polizia con Giorgio Tirabassi nei panni  dell’ispettore Roberto Ardenzi, uno dei personaggi più rappresentativi della serie madre (moderno come l’Ispettore Derrick). Difficilmente uno spin off è meglio della serie madre ma, se la serie madre è brutta, lo spin off non può che essere brutto, brutto, brutto. Non avrei commesso l’errore di sintonizzarmi su Canale 5 se non fossi stato ingannato dalla sigla della serie, palesemente copiata a quella di House of cards, con immagini curatissime della Roma che pulsa, le strade, i monumenti, il traffico, gli edifici, le persone. Un ottimo lavoro di ripresa, montaggio e post-produzione che cattura. Peccato per la musica che non è all’altezza e ne dimezza l’effetto visivo. Purtroppo però dopo la sigla c’è pure la fiction. I personaggi principali sono impalpabili senza alcun spessore, scritti con superficiale banalità e pertanto sarebbe ingiusto dare la colpa solo alla recitazione meccanica e scontata di Giorgio Tirabassi, Daniele Liotti, Antonio Catania, Valeria Bilello, Serena Rossi, Pippo Crotti, Elena Di Cioccio e Marco Feroci. Limiti che ieri sono emersi spaventosamente nella scena d’azione dell’irruzione nel campo rom. Avete dato un esempio di grande coralità; si la coralità nella mancanza collettiva di tutte le qualità che servono ad un cast per rendere plausibile una azione di polizia. Non va di certo meglio nelle scene in interni. Le inquadrature e i movimenti di camera nel commissariato di Squadra mobile sono identici a quelli nella Asl di Un medico in famiglia solo che per renderli originali avete scelto la tecnica della telecamera “mal di mare”, quella che ondeggia e si muove in continuazione; ottima tecnica per distrarre il telespettatore e non farlo concentrare sulla qualità dei dialoghi e sull’espressività degli attori al cui confronto quelli della soap opera Il segreto meritano l’Emmy. Caro produttore e soggettista di serie tv Pietro Valsecchi, finché il pubblico nazional popolarissimo di Canale 5 darà il suo gradimento con i numeri alle tue fiction poliziesche fatte con lo stampino, tu continuerai ad usarlo quello stampino. Mediaset ha esaltato il successo di pubblico del primo episodio di Squadra mobile che aveva portato a casa il 18% di share contro il 15.9% di Si può fare, il programmino di fine stagione di Rai 1 condotto da Carlo Conti. Ieri i ruoli si sono inverti: Si può fare ha ottenuto il 17.2% di share e Squadra mobile il 14.8%. Sono previste altre 6 serate di Squadra mobile. Se, come credo e spero, la share di Squadra mobile continuerà a scendere e si stabilizzerà verso il basso, bisognerà capire se a non funzionare più è quel tipo di serie o il produttore e soggettista di serie.

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One thought on “Squadra mobile, la fiction fatta con lo stampino Tao Due: vista una (se ce la fai) le hai viste tutte

  1. Josephine 10 maggio 2015 / 13:12

    perfettamente d’accordo.
    aggiungerei : montaggio tremendo !

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