“An angry black woman”: lo schiaffo del New York Times a Shonda Rhimes. Alessandra Stanley, please! Vieni a scrivere un pezzo su Maria De Filippi

Cara Shonda Rhimes, le critiche fanno male anche se si è una delle produttrici e autrici di serie televisive più acclamate al mondo. Se arrivano da un giornale autorevole e di portata internazionale come il New York Times, le critiche possono fare anche arrabbiare.

In qualità di produttrice esecutiva della nuova serie How to get away with murder (è in onda su Abc la prima stagione) hai ricevuto un pezzo di critica firmato da Alessandra Stanley con un attacco decisamente “d’attacco”:

When Shonda Rhimes writes her autobiography, it should be called “How to Get Away With Being an Angry Black Woman”.

L’articolo analizza le caratteriste dei personaggi femminili di colore delle tue serie: dalla dottoressa Miranda Bailey di Grey’s Anatomy a Olivia Pope di Scandal, partendo dalla tua ultima creatura, la professoressa di diritto Annalise Keating (interpretata da Viola Davis), protagonista di  How to get away with murder. La critica ti ha fatto talmente arrabbiare che hai risposto con un twitter  francamente poco brillante:

“Confused why @nytimes critic doesn’t know identity of CREATOR of show she’s reviewing. @petenowa did u know u were “an angry black woman?”.

Cara Shonda Rhimes, la giornalista  Alessandra Stanley ha ben presente che tu sei “solo” la produttrice esecutiva della serie e che l’autore è Peter Nowalk, che ha lavorato con te a Grey’s Anatomy e che ora firma con un inequivocabile “created by” la serie How to get away with murder. Alludere che ci sia il tuo potente zampino-aiutino nella creazione del personaggio protagonista, sarebbe il minimo sindacale anche per il critico di un blog parrocchiale, figuriamoci per una firma del New York Times. Non credo che ti abbia fatto infuriare la definizione di “Angry Black Woman” ma piuttosto le considerazioni sulla cattiveria e la spregiudicatezza delle tue protagoniste di colore che fanno parte dell’alta borghesia e dei potentati della società americana. L’analisi di Alessandra Stanley è ben argomentata e scritta (cita uno per uno pregi e difetti delle serie e dei personaggi), è un articolo di critica televisiva di quelli che mi piacerebbe leggere sulle testate italiane più prestigiose che invece si limitano alla “presentazione” o “all’intervista” dei televip (attori, autori, produttori, editori) mettendo da parte lo spirito critico per stendere tappetini rossi. Ovviamente anche nella patria della libertà di stampa, la giornalista  Alessandra Stanley deve difendersi, per un pezzo di pura critica televisiva, dalle accuse di razzismo da parte di un giornale concorrente e dalla furia degli abbonati al Nyt che ti adorano. Cara Shonda Rhimes, non sono un fan di Grey’s Anatomy e nemmeno di Scandal, quindi, nonostante non lo abbia scritto tu, è molto difficile che mi piacerà How to get away with murder anche se, per merito dell’articolo di Alessandra Stanley, adesso sono curiosissimo di vederlo. Cara Shonda Rhimes, l’unica donna potente della tv italiana che potrebbe aspirare ad una critica tanto analitica quanto spietata è Maria De Filippi. La sua serie preferita è Grey’s Anatomy; l’ha confessato ad Ellen Pompeo che è stata ospite del suo C’è Posta per Te. Lei crea, produce, scrive e conduce show televisivi con la gente comune come protagonista ed ha un pubblico di fedelissimi che la adora. Anche la grande stampa italiana la adora. Si, c’è stato qualcuno che l’ha definita “Maria la sanguinaria” ma un pezzo come quello che Alessandra Stanley ha dedicato a te, alle tue produzioni e ai tuoi personaggi, lo devo ancora leggere su di lei. Cara Shonda Rhimes, non è che mi faresti la cortesia di scrivere un tweet alla Stanley invitandola ad occuparsi anche delle donne potenti delle tv degli altri paesi occidentali? Ti basterà dirle che in Italia c’è una “angry blonde woman” che è più angry di te e a cui va stretta la critica da tappetino rosso delle grandi testate italiane.

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