Sconosciuti: Rai 3 allunga il brodo in prima serata e annoia. Come volevasi dimostrare.

 

Cara Simona Ercolani, fare il blogger televisivo certe volte porta ad avere delle delusioni, soprattutto quando si è parlato bene di un programma, anche manifestandolo direttamente all’autrice via twitter (cosa che faccio rarissimamente) e dando, nel proprio piccolo, un consiglio di cui l’autrice dice “ne farò tesoro” salvo poi fare esattamente il contrario.

La delusione non è data dal fatto di non essere stato ascoltato ma dalla conferma che avevo ragione nel consigliarvi di non fare quello che poi avete, puntualmente, fatto. La cosa è semplice.

Il programma Sconosciuti di Rai 3, nato per coprire 20 minuti tra Blob e Un posto al sole, è stato assemblato nella versione lunga di prima serata (il lunedì) intitolata Sconosciuti Collection e con l’attore Giulio Scarpati a fare l’introduzione alle storie. Una noia mortale. Tra gli aspetti positivi della versione da 20 minuti c’è la durata. Mettere insieme 4/5 storie, “ammazza” letteralmente l’interesse del telespettatore. In 20 minuti, il format, perché di format si tratta, dà il suo meglio. La ripetizione di più porzioni del format invece restituisce un terribile effetto standardizzante; le persone sembrano le stesse, le storie sembrano le stesse, le location sembrano le stesse, le inquadrature sono le stesse, il montaggio è lo stesso, la voce fuori campo è la stessa, con la stessa intonazione, la stessa enfasi emotiva, lo stesso modo di attaccare, di sottolineare, di chiudere una frase, una situazione. Terribile. Ho aspettato due puntate prima di dire a me stesso che avevo ragione quando nel febbraio scorso ti scrissi:

“Cara Simona Ercolani, come ti ho consigliato su twitter, ora non fatevi prendere dall’idea di allungare il brodo accorpando quattro o cinque storie e facendone un programma di prima serata con un conduttore in studio. Sconosciuti va bene così, un racconto breve, semplice e intenso, ben collocato in palinsesto anche dal punto di vista dell’orario”.

Cara Simona Ercolani, poi, piazzare Sconosciuti Collection nella serata del lunedì, che si sta dimostrando quella più ricca nella programmazione estiva, è stato il secondo grave errore. Ieri ho fatto spesso zapping per vedere che succedeva a  Voyager su Rai 2, al Music Summer Festival su Canale 5 e a In Onda su La7. Il terzo gravissimo errore è la scelta di Giulio Scarpati come conduttore in studio. La sua faccia da eterno Lele Martini di Un medico in famiglia, dà l’effetto del già visto per definizione assoluta che, aggiunto all’effetto standardizzazione di cui sopra, fa di Sconosciuti Collection la peggiore reinterpretazione di un buon programma che autrice e direttore di rete non hanno saputo e voluto lasciare nella sua forma originaria, snaturandolo malamente. E a quanto pare non sono il solo che si annoia con Sconosciuti Collection. Ieri siete stati battuti persino da In Onda di La7 (puntata sull’anti-corruzione, tema notoriamente appassionante per il pubblico della prima serata). Ecco i dati (share in %) pubblicati su twitter dal direttore di Rai 1 Giancarlo Leone: Music Summer Festival 15.6; Questo nostro amore 12.7; Voyager 8.8; Person of interest 8.7; Lo chiamavano Bulldozer 7.4; In Onda 3.5; Sconosciuti 3.4. Cara Simona Ercolani, e non mi viene nemmeno da dire: peccato o mi dispiace.

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