Jeff Bezos, The Washington Post e quella frase di Souchak-Belushi in Continental divide

Caro Aaron Sorkin, l’acquisto del Washington Post da parte del papà di Amazon Jeff Bezos è una di quelle notizie che avranno di certo fatto la gioia dello sceneggiatore premio Oscar per The social network. Il rapporto tra potere, economia e informazione è presente, a diversi livelli, in tutte le tue sceneggiature. Tra le novità che attendo di più della prossima stagione tv c’è la tua ultima serie The Newsroom (la trasmetterà Rai 3) in cui racconterai il dietro le quinte dell’informazione televisiva americana.

Ieri sera Arturo Tv ha trasmesso la replica di una puntata del tuo The West Wing in cui C. J. Cregg, divenuta capo dello staff della Casa Bianca, se le deve vedere con le illazioni lanciate da un blog riguardo le sue preferenze sessuali. Non ho potuto fare a meno di pensare che l’idea di far acquistare The Washington Post al papà di Amazon sarebbe potuta tranquillamente uscire dalla tua penna.
In quanto possessore di un Kindle base da 79 euro è presto per chiedermi quali effetti avrà questa notizia sui miei percorsi di lettura delle notizie. Anche se so che li avrà. Sto battendo ogni record di acquisti a mia insaputa sullo store di Amazon; ci metto meno tempo a cadere nel carrello e ad acquistare qualcosa che a rendermi conto di averlo fatto. Jeff Bezos ha acquistato il Washington Post a titolo personale ma è facile prevedere che entro poche settimane il Kindle diventerà la tavoletta privilegiata per gli abbonati on-line del giornale (è già possibile acquistare The Washington Post per Kindle ma suppongo ci saranno delle super offerte e opzioni).
Un anno fa, la giornalista del Corriere della Sera Serena Danna ha intervistato Jeff Bezos per l’inserto letterario La Lettura e gli ha posto una domanda che ha il sapore della premonizione:
“Cosa pensa dei giornali di carta”. La risposta di Jeff Bezos: “La buona notizia è che le persone che scrivono bene, non avranno mai difficoltà a trovare un lavoro. I dispositivi mobili e i tablet sono una grande opportunità per quotidiani e magazine. Se dovessi dare un consiglio a un’azienda editoriale in crisi direi di puntare sugli abbonamenti online. Se 10 anni fa i giornali avessero investito negli abbonamenti, oggi le loro condizioni di salute sarebbero migliori. Va bene sperare che la pubblicità sul web diventi importante ma io sono per trovare un equilibrio tra pubblicità e finanziamento dei lettori” (da Il Corriere della Sera 7 maggio 2012, grazie a Corinna De Cesare per averla segnalata su twitter @corinnadecesare).
Caro Aaron Sorkin, voi sceneggiatori americani sarete in prima linea nel raccontare attraverso film e serie tv la rivoluzione digitale dell’informazione ormai in atto da anni ma che ogni giorno diventa sempre più una realtà per tutti.
Sono un lettore di quotidiani dall’ età di 14 anni e dopo trent’anni sento ancora il bisogno di leggere e informarmi attraverso articoli scritti bene; il problema è che ne trovo sempre meno. Parafrasando Jeff Bezos dico che “le persone non avranno mai difficoltà a leggere su un tablet un giornale fatto bene. Se lo troveranno”. La crisi della carta stampata non è solo nel mezzo cartaceo ma nei contenuti. Uno dei miei giornalisti cinematografici preferiti è il Souchak interpretato da John Belushi in Continental divide (Chiamami aquila, 1981, sceneggiatura di Lawrence Kasdan). Alla co-protagonista che accusa i giornali di valorizzare solo le notizie di scarsa qualità, Belushi risponde: “Beh, i giornali costano solo 30 centesimi e il giorno dopo li puoi anche usare per avvolgerci le uova!”. Caro Aaron Sorkin, eccoti il mio contributo per una tua prossima sceneggiatura (vale anche come consiglio al neo editore Jeff Bezos): se la qualità dei giornali sarà scarsa non sarà certo il fatto che stanno su Kindle a farmeli leggere. Oltretutto il giorno dopo non potrei nemmeno avvolgerci le uova.

***

Time to wake up, Washington. (Ann Telnaes / The Washington Post) August 6 2013 9:38 PM EDT [ video animazione ]

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