Girls, dal sogno americano all’incubo americano

Cara ideatrice, interprete e regista del serial Girls Lena Dunham, per me il 1° episodio di una serie è molto importante. Se mi piace continuo a seguirla con continuità altrimenti la abbandono. Se per caso la incrocio nuovamente durante lo zapping, mi fermo a riguardarla ma difficilmente poi mi appassiono e do continuità alla visione al punto di aspettare il giorno della messa in onda (voi andate in onda su Mtv Italia canale 8 del digitale terrestre alle 23.10 del mercoledì, perché si parla molto di sesso e c’è qualche scena abbastanza esplicita). Le tue Girls sono figlie della crisi economica e vivono i loro vent’anni subendone le conseguenze più dure per delle ragazze sognatrici; nessuno spazio per sognare.

Hannah, il tuo personaggio, vuole fare la scrittrice, ha scritto solo qualche pagina del suo romanzo e vorrebbe farsi mantenere dai genitori in attesa di diventare una scrittrice affermata (visto che sta per perdere il lavoro da stagista non retribuita; boh e pure mah). Più che un sogno la sua è una ottusa pretesa. Qui in Italia la chiameremmo “bamboccina”. Marnie vive con Hannah, lavora in una galleria d’arte, ha un rapporto di coppia consolidato e sembra non avere problemi; sembra. Jessa ha alle spalle una solidissima carriera di babysitter e, avendo viaggiato molto, si sente un po’ lo spirito guida al divertimento del suo gruppo di amici. Chi, in tempo di crisi economica, non vorrebbe avere come guida una ex babysitter in carriera? Shoshanna è vergine; inutile aggiungere altro. L’insoddisfazione, l’incertezza, la preoccupazione che rischia di diventare rassegnazione, sono il filo conduttore del modo di essere delle protagoniste di questa serie che ha come target “la generazione senza soldi, senza sogni, senza futuro”. La tua sceneggiatura vuole rappresentare l’altra faccia del sogno americano: l’incubo americano. Molte ventenni italiane si riconosceranno nelle tue Girls. Cosa troveranno in Girls che può essere utile? Diciamo che nel 1° episodio l’unico consiglio utile che hai dato loro è stato di usare il “condom” (ai traduttori la parola preservativo deve essere sembrata antiquata; boh e pure mah). Cara ideatrice, interprete e regista del serial Girls Lena Dunham, il 1° episodio trasmesso da Mtv Italia non mi ha fatto gridare “che bella serie tv!” però voglio dare a te e alle Girls qualche altra possibilità perché la sostanza della sceneggiatura non può essere solo quella di un prequel di Sex and The City e di Desperate Housewives. Per il momento il pregio principale di Girls è quello di aver elevato (insieme a Modern Family) il livello della programmazione importata dagli Usa da Mtv Italia che nella passata stagione tv ha avuto Jersey Shore come programma di punta; dunque bastava pochissimo per elevarne il livello della programmazione.

2 risposte a "Girls, dal sogno americano all’incubo americano"

  1. viga1976 12 ottobre 2012 / 08:59

    modern family è bellissimo!.Questa serie invece,mah…

    • akio 12 ottobre 2012 / 10:28

      si modern family è senza ipocrisie, anche cattiva, e i contenuti della parte “docu” sono più veri di tante trasmissioni televisive “verità

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