L’attualità di The West Wing aspettando The Newsroom di Aaron Sorkin

Caro Aaron Sorkin, in Italia va ancora in onda The West Wing la serie da te ideata che racconta la vita e il lavoro dello staff del presidente degli Stati Uniti d’America. La trasmette Arturo (canale 221 digitale terrestre e Sky 138) in prima serata (questa estate ha ritrasmesso le prime serie in seconda serata). In questi giorni in cui la diplomazia Usa subisce gli attacchi dei fondamentalisti islamici che danno fuoco ad ambasciate e consolati in vari paesi del Medio Oriente, il confronto con le immagini dei tg rende ancora più verosimile la tua sceneggiatura di The West Wing. L’ala ovest della Casa Bianca da te raccontata non sembra essere tanto differente da quella in cui opera da quasi quattro anni il presidente Obama e il suo staff. Il tuo presidente democratico immaginario Bartlet (interpretato da Martin Sheen) è molto simile a Obama soprattutto nei difetti che gli attribuiscono i detrattori (come ad esempio lo scarso decisionismo). Ma quello che rende The West Wing ancora interessante è che in ogni episodio è ben raccontata la determinante importanza delle strategie comunicative dello staff presidenziale. A un mese e mezzo dalle elezioni che ci diranno se Obama sarà confermato o se sarà battuto da Romney, The West Wing, a tredici anni dalla messa in onda del primo episodio, è ancora verosimile (se non veritiero) nel mostrarci il rapporto tra politica e mass media. Caro Aaron Sorkin, aspetto quindi con molto interesse di vedere la tua nuova creatura sul mondo del giornalismo televisivo: The Newsroom (prodotto da Hbo). Leggendo l’articolo/recensione di Guia Soncini (su D-Repubblica, 25/8/12) ho appreso che la critica Usa ha stroncato la serie perché poco giornalistica. Però confido nel commento di Guia Soncini:

“The Newsroom è ambientato nella redazione di un canale monotematico d’informazione. Sono giornalisti, insomma. Essendo un’opera di finzione e non un documentario (dettaglio che è parso sfuggire alla più parte dei recensori), le loro gesta sono più ideali, i loro finali sono più lieti, e le loro redazioni a più alto tasso di flirt di quanto accada nella realtà. Per chi non ha mai la battuta brillante con cui rispondere all’ex fidanzata stronza o il numero di una fonte che gli faccia fare uno scoop sul luogo di lavoro, è difficile accettare di vedere un proprio omologo così migliore sullo schermo…. Ogni puntata di The Newsroom reinventa la copertura giornalistica di un fatto realmente successo. Ogni volta che vedono come, in un mondo ideale, si dia la priorità giusta alle notizie, non si ceda allo scandalismo, non si diano per morti i vivi pur di arrivare primi, si sappiano selezionare le fonti, ogni volta i recensori si chiedono come si permetta, Sorkin, di spiegargli come si fa il giornalismo, e alla fine recensiscono la loro stessa stizza”.

Caro Aaron Sorkin, negli Usa gli sceneggiatori cinematografici e televisivi sono considerati al pari del regista (sono celebri gli scioperi di categoria che bloccano Hollywood). Il vostro lavoro ha un grande impatto sulla società americana e di conseguenza su tutta la società occidentale. Non va preso come oro colato ma, rivedendo The West Wing al netto delle americanate, viene da pensare che in certi casi una fiction ben sceneggiata racconta la realtà meglio di molti giornalisti veri.

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