Neri Marcorè: gli spot storici da archeologia pubblicitaria, il nuovo Gasparri e il vecchio Per un pugno di libri

Caro Neri Marcorè, con la Storia d’Italia secondo Tim sei arrivato al capitolo “Garibaldi”. La saga degli spot storici avanza rapidamente e presumo che di questo passo arriverai presto a Berlusconi. Chissà quale aspetto dell’Italia di Silvio sceglieranno di rappresentare i creativi della Tim. Nel frattempo ti tieni in allenamento a The Show Must Go Off, il primo “varietà” del sabato sera di Serena Dandini (e di La7). Per l’occasione hai rispolverato dall’armadio lo scheletro di uno dei tuoi personaggi più riusciti: l’ex ministro Maurizio Gasparri. Sei stato ancora una volta bravissimo a dargli un nuovo senso. Se ne sta da solo a casa, come Bin Laden nel suo rifugio, a vedere i vecchi dvd di quando era ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Non ha più il piglio sicuro e autoritario del Gasparri dell’Ottavo nano pronto a spedire a casa la Dandini. Il tuo nuovo Gasparri è solo, impaurito e tanto nostalgico dei tempi in cui una sua telefonata in diretta a Quelli che il calcio fece tremare Simona Ventura (che in quella occasione fu brava a tenergli testa e ad evidenziare che era vittima del più semplice “colpirne una per educarne cento”). Caro Neri Marcorè, il tuo Gasparri è uno dei pochi momenti felici del nuovo show dandiniano (insieme a Zoro) ma è una parodia che non potrai far durare a lungo perché ormai il personaggio, perso nei pochi secondi delle dichiarazioni che gli concede il pastone del Tg1, non offre più nessuno spunto divertente. La tua intuizione di mostracelo sul divano con il plaid e la barba incolta però rimane un’intuizione brillante. Con la stessa sincerità ti dico che i tuoi spot storici hanno già stancato. E’ un filone banale e poco divertente; a meno che non decidiate di velocizzare la cronologia e arrivare subito a Silvio bunga bunga. Nei panni di Berlusconi ovviamente Marco pifì pifì Marzocca e tu nei panni del tuo Gasparri con la barba incolta ma ringalluzzito perché tornato a difendere Silvio dagli attacchi della magistratura e della stampa rossa. Come dici? E’ meglio che gli spot storici Tim finiscano prima? Ma allora sei crudele (quanto me) nel non voler dare nessuna possibilità di riscatto a Gasparri! Caro Neri Marcorè, visto che sono in vena di rimproveri colgo l’occasione per rinfacciarti ancora una volta di aver lasciato la conduzione di Per un pugno di libri. Quando annunciasti l’addio alla trasmissione avevo promesso: “Chiunque ti sostituirà (immagino che per sparigliare sceglieranno una conduttrice) sappia che il mio primo post sarà di critica ferocissima” (al termine, il post pubblicato l’11/4/2011 su carotelevip.splinder.com). Dopo aver visto le prime tre puntate della conduzione di Veronica Pivetti sento di procedere con il completamento della promessa; senza rimorsi. La Pivetti non è la tua giusta erede sia come conduttrice “brillante e colta” che come maestrina (antipaticissima nel tentare di tenere a freno gli studenti in studio che parlottano mentre lei conduce). Caro Neri Marcorè, soprattutto, mi sembra che faccia una gran fatica per dimostrare quella che era stata la tua (e la mia) prima speranza “che l’anno prossimo accanto a Piero Dorfles ci sia qualcuno che abbia lo stesso amore per la trasmissione”. Il mio primo post sulla nuova conduttrice di Per un pugno di libri doveva essere di “critica ferocissima” ma preferisco limitarmi ad una critica blanda. Vedremo se Veronica Pivetti smentirà la mia convinzione che una trasmissione come quella o la si ama subito o le si vuole semplicemente bene.

 (da carotelevip.splinder.com di lunedì 11 aprile 2011)

Neri Marcorè lascia Per un pugno di libri: eredità difficile.

Caro Neri Marcorè, ieri al termine dell’ultima puntata della stagione 2010/2011 di Per un pugno di libri hai annunciato che non sarai alla conduzione della prossima edizione: “Sono alla conduzione di Per un pugno di libri da dieci anni e sarei andato avanti molto volentieri… non abbandono per stanchezza ma perchè non voglio stancare…”. In te c’era una autentica commozione e non ti nascondo che ci sono rimasto male. Ma che si fa così? Ti terrò il broncio a lungo perchè, se da un lato apprezzo la tua motivazione, dall’altro mi preoccupo per il futuro di una delle poche trasmissioni della televisione italiana che non ha controindicazioni. Nel tuo saluto hai detto di aver ricevuto assicurazioni che il programma ci sarà anche la prossima stagione ed hai auspicato che “l’anno prossimo accanto a Piero Dorfles ci sia qualcuno che abbia lo stesso amore per la trasmissione”. Per chi ti sostituirà sarà durissima perchè uno dei punti di forza del programma era proprio la tua passione e la tua voglia di fare il programma che traspariva in ogni puntata. Un “piccolo” programma che hai saputo far diventare un appuntamento fisso della domenica pomeriggio per chi vuole vedere degli studenti (gli ultimi rimasti in una tramissione Rai) che si scontrano nella celeberrima “caccia all’autore” con lo strano obiettivo di vincere dei libri. Prima di congedarti, augurandoci delle “buone letture”, hai infilato una lunga serie di ringraziamenti a tutte le persone con cui hai lavorato e al pubblico che ti ha seguito in questi dieci anni. Caro Neri Marcorè, continuando a tenerti il broncio, ti ringrazio per l’eleganza, la misura, la competenza e la passione con cui hai condotto Per un pugno di libri. Chiunque ti sostituirà (immagino che per sparigliare sceglieranno una conduttrice) sappia che il mio primo post sarà di critica ferocissima.

4 risposte a "Neri Marcorè: gli spot storici da archeologia pubblicitaria, il nuovo Gasparri e il vecchio Per un pugno di libri"

  1. tecla 7 febbraio 2012 / 13:20

    Sono d’accordo con quasi tutto. Il quasi dipende dal tuo giudizio sulla Pivetti che trovo davvero troppo blando. Secondo me, è terribile. Il suo rapporto con libri e studenti è pari a quello di Gasparri con la politica. Un bacio e, come sempre, grazie.

    • akio 7 febbraio 2012 / 18:16

      grazie Tecla per il tuo ritocco che chiude perfettamente la mia critica blanda! ci voleva un giudizio definitivo sulla Pivetti: non vale la pena nemmeno di sprecarci un altro post.

  2. Barbara (@pixel78) 7 febbraio 2012 / 12:55

    Non ho ancora visto la Pivetti all’opera, ho visto la sua intervista dalla Bignardi, non la vedevo da un po’ è l’ho trovata un attimo “folgorata”

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