Lo stile delle telecronache calcistiche di Sandro Piccinini tra teoria e pratica

Caro Sandro Piccinini, ad un esperto di comunicazione e di giornalismo come te basterebbero 5 minuti di ascolto di una tua telecronaca per sentenziare che il tuo stile è invecchiato ed è talmente scontato e ripetitivo da risultare inascoltabile.

Evidentemente non riesci a trovare quei 5 minuti di tempo per riascoltarti altrimenti ti destineresti, da solo, ad altro incarico nell’ambito della redazione di Sport Mediaset.

La tua esperienza e gli importanti risultati che hai raggiunto come giornalista, conduttore e telecronista sportivo sono un patrimonio di esperienza e professionalità al quale Mediaset non deve rinunciare. Ma da telespettatore che ti segue dal tuo esordio su Teleroma 56 devo dirti che le tue telecronache non le sopporto più. Quello che un tempo poteva essere considerato uno stile di telecronaca, urlata, enfatica, iperbolica, evocativa, gergale, è diventato uno stile ossessivo. In occasione del Premio Enzo Tortora 2013 uno studente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ti ha fatto una intervista interessante [ video ] in cui hai detto cose che condivido proprio in funzione della mia critica al tuo stile di telecronaca. Dici che “io sono nato radiocronista quindi per me lo stadio, il racconto della partita è sempre un’emozione nuova anche perché la partita è sempre diversa”. Ecco, caro Sandro Piccinini, ti do una delusione: con te la partita, anche la più avvincente e imprevedibile è sempre uguale. La appiattisci personalizzandola fino all’eccesso con il tuo frasario essenziale che è oggetto di culto da parte dei tuoi fan [la video-dedica d’amore in parole e musica di Daniele Brogna e un video assemblaggio di frasi tratte da Barcellona – Bayern Monaco del 06/05/2015] e oggetto di decine e decine di parodie sul web. Lo studente della Cattolica ti chiede “lei è diventato famoso per molti termini che è riuscito a coniare nell’arco della sua carriera. Ecco, questi termini nascono a tavolino o nascono nell’impeto della telecronaca, nella passionalità delle telecronaca che la caratterizza?” e tu rispondi: “Nel mio caso nascono spontaneamente. Poi quando mi accorgo che magari qualche termine che io ho usato spontaneamente rimane un po’ nella testa dei telespettatori, mi viene abbastanza naturale ripeterlo. Però deve nascere spontaneamente. Queste cose studiate a tavolino funzionano meno”. Caro Sandro Piccinini, è da molti anni che non ti nascono più spontaneamente i termini delle tue telecronache visto che usi sempre gli stessi in modo talmente ripetitivo da costringermi a cambiare canale altrimenti mi sembra di essere nel bel mezzo di una tempesta di echi di montagna. Nell’intervista che hai rilasciato allo studente della Cattolica dimostri di conoscere molto bene la teoria che poi applichi male rispetto a quello che per me è diventato il peggior difetto del tuo modo di fare telecronaca: l’eccesso di personalizzazione  che ti porta ad essere protagonista non gradito della partita invadendo lo spazio che spetta solo ai protagonisti in campo. Alla domanda “Quanto è importante per un telecronista sapersi distinguere, mettere la propria firma su una telecronaca di una partita”, rispondi con determinata e sincera convinzione:

“Non deve essere importante. Un telecronista non deve pensare a questo. Il telecronista deve pensare a fare un buon lavoro perché la telecronaca è un lavoro di servizio per il telespettatore quindi tu lo devi aiutare a godersi al massimo l’evento. Quindi non devi invadere, non devi esagerare. Se diventi protagonista perché sei gradito, perché è gradito quel tipo di racconto, quel tipo di ritmo, di tono, va bene ma se vuoi tu essere protagonista finirai fatalmente con diventare ingombrante, invadere l’evento fino probabilmente a rovinarlo. Quindi il telecronista deve rimanere telecronista” (dal canale YouTube dell’Università Cattolica del Sacro Cuore).

Faccio mie queste tue parole per descrivere esattamente quello che ho provato anche ieri sera durante la semifinale di Champions League Real Madrid-Juventus con la tua telecronaca in diretta ed in esclusiva Mediaset su Canale 5. Da telespettatore non mi sono sentito al centro del tuo servizio, non ti ho gradito, non ho gradito il tipo di racconto che hai fatto, il tuo ritmo, il tuo tono che ti hanno fatto sembrare ingombrante fino al punto di rovinarmi lo spettacolo di quella partita così importante. Caro Sandro Piccinini, di certo ti capiterà di tenere conferenze nelle università e ai corsi per futuri giornalisti, fallo per il loro bene, trova quei 5 minuti per riascoltare la tua telecronaca di ieri e consiglia loro di sottrarre tutto quello che in teoria sai dovrebbe essere sottratto e che poi in pratica non riesci ad applicare.

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