Con Borgen la Danimarca dà lezione di fiction. E la Rai, che le ha assegnato il Prix Italia nel 2010, la sta a guardare su LaEffe

Caro direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, la fiction danese Borgen è un esempio di come la Rai avrebbe potuto spendere bene dei soldi nel settore delle fiction europee, di cui, per legge comunitaria, deve acquistare e trasmettere un certo numero di ore all’anno. Tu non eri ancora direttore generale nel 2010 quando Borgen ha vinto il Prix Italia (il concorso internazionale organizzato dalla Rai per i programmi di qualità) dunque non hai colpe se poi la Rai non ha trasmesso questa fiction a cui la Rai ha assegnato il bollino di qualità (nel frattempo ha ricevuto altri premi al Festival International de Programmes Audiovisuels, al Monte Carlo TV Festival, ai British Academy Television Awards e una nomination agli Emmy Awards nel 2012 come miglior performance di un’attrice a Sidse Babett Knudsen). Certo la Rai ha bisogno di grandi ascolti che Borgen non le garantirebbe ma avrebbe potuto seguire l’esempio della BBC che ha trovato la brillante soluzione di trasmetterla su BBC 4.

A colmare la lacuna della Rai ha provveduto La Effe, la piccola e nuova emittente del digitale terrestre gratuito, che da subito mi ha fatto una buona impressione e che si sta caratterizzando per la cura con cui seleziona i programmi da mandare in onda. Borgen non è una serie tv straordinaria ma è una buona serie tv davanti alla quale le moltissime serie tv tedesche e francesi attualmente in onda in Italia (anche sulla Rai) devono solo inchinarsi. Borgen non è nemmeno una grande novità, visto che ricorda moltissimo le serie americane The West Wing e Una donna alla Casa Bianca (ieri si è conclusa la messa in onda della seconda serie e l’episodio della primo ministro che lascia per un mese la carica per assistere la figlia malata è praticamente identico a quello in cui la presidente Usa interpretata da Gena Davis è costretta ad operarsi d’urgenza e lasciare il potere al suo vice, un uomo, che tenta subito di farle le scarpe).
Borgen racconta storie credibili, ben scritte, girate e interpretate (ottimo il doppiaggio e, su tutti, spicca quello della protagonista a cui dà la voce Alessandra Korompay) ed ha un pregio che ai miei occhi la rende eccezionale. Senza ipocrisie, ci mostra tutti i limiti, le contraddizioni e le storture di una di quelle democrazie del nord Europa troppo spesso portate a modello per poter denigrare la democrazia italiana. Corruzione, inciuci, conflitti di interessi, politica sporca, compromessi, scandali, sanità pubblica che fa aspettare un anno per una cura, stampa scandalistica, paparazzi che ricattano politici e tutto il campionario che si può associare all’hashtag che La Effe ha scelto per commentare la serie su twitter: #uominiepotere (non ultima la lotta che la primo ministro deve fare per combattere i pregiudizi e le strumentalizzazioni di essere donna, moglie e madre).
Caro direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, che sia una neonata emittente televisiva come La Effe ad aver “scoperto” Borgen come prodotto da offrire al pubblico italiano in chiaro, è una di quelle cose che mi fanno pensare che la Rai ha moltissimi margini di miglioramento, soprattutto sulla scelta dei prodotti audiovisivi da acquistare. Se è vero che la Rai non può acquistare tutte le fiction europee che vincono il Prix Italia è anche vero che deve saper intuire quelle che hanno un potenziale come quello di Borgen, magari scegliendo di destinarlo alle prime serate di Rai 4 o Rai 5 in stile BBC 4.
Questa carenza della Rai risulta ancora più evidente durante la programmazione estiva in cui trovano spazi sconfinati le produzioni tedesche, alcune delle quali possono essere definite B-Series. Caro direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, ieri sera mentre la Rai trasmetteva il Festival di Castrocaro (Rai1) e Il Verificatore (Rai 2) io guardavo e commentavo su twitter Borgen in onda su LaEffe. La lettura dei tweet riguardanti i due programmi Rai mi ha confermato che ho fatto la scelta giusta.

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