La Rai di Elda Lanza, quando Guala disse ad Andreotti: “Ma lei è brava!”

Cara Elda Lanza, il tuo giallo condominiale Niente lacrime per la signorina Olga sta avendo il successo che merita (l’editore Salani ha stampato la seconda edizione e a maggio pubblicherà il tuo secondo giallo intitolato Il matto affogato) [ QUI Elda Lanza a Radio Montecarlo ospite di Luisa Berrino]. Insieme alla signorina Olga anche la signora Elda sta ottenendo il successo che merita come scrittrice e come signora della televisione italiana delle origini. La settimana scorsa è uscita una tua intervista ricca di aneddoti e di curiosità sulla tua carriera in Rai dal 1952 al 1972 (brava! Leonetta Bentivoglio di Repubblica che ci ha fatto un paginone nello spazio R2 Cultura del 4/1/13 e da cui ho tratto i virgolettati di questo post). Resto sempre affascinato dal tuo racconto della tv di allora perché mi fai respirare le atmosfere di un’avventura pionieristica che restituiscono, a chi come me ama il mezzo televisivo, il giusto valore ad una invenzione straordinaria e ad un mezzo di comunicazione troppo spesso maltrattato da chi lo usa per trasmettere pessimi programmi.

La Rai che esce da questa intervista merita di essere ricordata perché fa parte della storia di questo Paese. A cominciare dal racconto di come il direttore della Rai sperimentale andò “a pescare” una giovane ragazza con le tue basi professionali e interessi culturali:

“Ho iniziato a lavorare per Bolero nel ’49 e nel ’51 mi diedero una rubrica di arredamento su Grazia. Fu lì che, l’anno dopo, mi “pescò” il direttore della tivù, strumento che ancora non esisteva. Ne ’52 mi affidarono una rubrica intitolata Prego Signora per la tivù sperimentale: la televisione sarebbe nata solo nel ’54. Avevo passato quattordici provini, ci sapevo fare. Ero carina e spigliata. Studiavo filosofia all’università, ero allieva di Abbagnano e mi appassionava Sartre, che andai ad ascoltare alla Sorbona di Parigi. Ero conduttrice di una trasmissione settimanale per le donne, Vetrine: ricette, puericultura, lavori a maglia, moda… Poi arrivò mio figlio, e quand’ero incinta mi proposero di fare la pubblicità per i Pavesini, molto ben pagata. Fui costretta a rinunciare alla televisione, non si potevano fare entrambe le cose. Nel ’58 mi richiamarono per un programma di libri per ragazzi, Avventure in libreria. Presentavo storie di Calvino, Buzzati, Arpino”.

Cara Elda Lanza, hai fatto per vent’anni la tv. I primi venti anni della Rai Tv, una Rai Tv dove non era facile essere una donna con la testa e femminista. Incredibile ma vero:

“Non ero una bellezza sfolgorante, ma sapevo parlare. Ero disinvolta e informata. Oltre che femminista. L’illuminazione, per me, era stata la lettura de Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Alle donne, in televisione, dicevo: imparate a camminare bene da sole, se volete camminare meglio in due. Era un periodo di passaggio e di fermento. Inoltre ero una socialista militante”.

Cara Elda Lanza, femminista e pure socialista? E come hai fatto a fare venti anni di Rai dal ’52 al ’72? Incredibile ma vero:

“Ho conosciuto Sandro Pertini e ammirato uomini come Nenni, Berlinguer e Amendola. Essere socialisti, in quegli anni, significava stare dalla parte degli intellettuali, dei lavoratori e degli studenti. Devo ammettere che, in una televisione completamente democristiana, non ebbi mai noie per le mie scelte politiche. Al direttore Filiberto Guala, che girava con il crocefisso appuntato sulla giacca, Andreotti disse che ero socialista, e lui replicò: ma lei è brava!”.

Cara Elda Lanza, eri brava? E facevi la tivù? Incredibile ma vero:

“Dal ’64 al ’72 ho fatto una trasmissione per ragazze, dove insegnavo a fare piccole cose in casa e proponevo ascolti di musica classica. Davo lezioni sorridenti e non barbose di economia domestica… Mi fu anche offerto il Festival di Sanremo, a fine anni Cinquanta. Una cosa non per me”.

Cara Elda Lanza, hai rifiutato il Festival di Sanremo perché non era cosa per te? Incredibile ma vero. Penso alle decine e decine di televip “moderne” che smaniano per salire sul palco dell’Ariston anche se non è cosa per loro. Cara Elda Lanza, l’intervista di Repubblica si conclude con un tuo pensiero sulla televisione di oggi che, come sai  (mi onoro di averti tra i lettori di caro televip), condivido:

“Se accendo per caso la tv, mi capita di vedere una tipa con la minigonna e gli stivali sadomaso che parla con una signora che sta piangendo perché ha perso la figlia. Allora mi spavento e chiudo”.

Cara Elda Lanza, chiudo questo post con un telescatto tratto da un filmato mandato in onda da Guido Barlozzetti a Uno Mattina Caffè durante la presentazione di Niente lacrime per la signorina Olga. C’è un giovane ma già affermatissimo Ugo Tognazzi che ascolta la tua domanda con ammirazione ed interesse. Le televip “moderne”, anziché sognare di fare le comparse al Festival di Sanremo, dovrebbero aspirare ad avere nel proprio album un fotogramma del genere a testimonianza della propria professionalità e personalità.

2 risposte a "La Rai di Elda Lanza, quando Guala disse ad Andreotti: “Ma lei è brava!”"

  1. blue 8 gennaio 2013 / 12:04

    Akio grazie ancora una volta per questo splendidi post.

    • akio 8 gennaio 2013 / 15:25

      Grazie, sei gentilissima.

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