La buona abitudine di trasmettere documentari in prima serata

Caro direttore di Rai 3 Antonio Di Bella, Nanuk, prove d’avventura è il segnale che non vuoi perdere l’abitudine di trasmettere buoni documentari di divulgazione scientifica in prima serata. Ieri sera mi sono appassionato al documentario del National Geographic sugli orsi polari, neri e Grizzly. Era un venerdì sera di quelli che se decidi di guardare la tv in chiaro ti ritrovi davanti al momento di una decisione irrevocabile: dichiaro guerra alla tv o ci faccio un patto d’acciaio? Grazie al tuo Nanuk ho trovato un’ulteriore conferma alla mia scelta di continuare a percorrere la seconda strada (per il momento). Il patto d’acciaio consiste in questo: fino a quando almeno una rete Rai (non solo le prime tre) mi darà una alternativa di qualità al Grande fratello, l’Isola dei famosi, Zelig, Quarto grado, Italia’s got talent, C’è Posta per Te, Scherzi a parte e altre delizie del genere, io continuerò a credere che una televisione migliore è possibile. Il fatto che Caterina Guzzanti e Davide Demichelis siano stati inviati in Nuova Zelanda solo per girare i lanci dei documentari del National Geographic non mi ha provocato alcun istinto polemico tipico dell’abbonato insoddisfatto (quale sono), perché ho trovato che le loro prove fisiche ed avventurose fossero un modo originale di raccontare il rapporto tra l’uomo “moderno” e la “vecchia” natura. Caro direttore di Rai 3 Antonio Di Bella, il genere documentario ha solide ed antiche origini che avete voluto ricordare ispirandovi per il titolo del programma “a uno dei capisaldi della storia del cinema documentario, “Nanuk – L’eschimese”, diretto nel 1922 da Robert J. Flaherty. Considerato il primissimo lungometraggio documentario etnografico, raccontava le vicende reali di un’autentica famiglia eschimese” (dal sito della trasmissione). Se la richiesta di buoni documentari naturalistici, scientifici, storici, letterari, artistici, culturali, è da sempre ai primissimi posti nella lista di chi reclama una tv di qualità il motivo è semplice: perché ti lasciano qualcosa a livello di conoscenza, di emozione, di curiosità, di voglia di approfondire, di meraviglia. I documentari hanno da sempre come “mission” quella di abbinare la qualità del contenuto (fonti, scrittura, linguaggio, testimonianze) alla qualità visiva (ambientazioni, riprese, montaggio, effetti sonori). Una “mission” semplice che anche altri generi televisivi dovrebbero tenere in maggiore considerazione.

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