Gerardo Greco: la “nuova” Retequattro ha trovato l’erede del “vecchio” Emilio Fede. Forse.

Caro vice presidente e amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, la sfida imprenditoriale di trasformare Retequattro in una rete fatta principalmente di programmi di attualità e politica, ha avuto un primo banco di prova alla vigilia del giorno di Ferragosto quando è crollato il Ponte Morandi di Genova e il nuovo direttore del Tg4 Gerardo Greco si è piazzato davanti alla telecamera per degli speciali in diretta come avrebbe fatto l’ex “storico” direttore Emilio Fede ai “tempi d’oro” della testata.

Greco ha assunto la direzione del Tg4 il 1 agosto scorso e, ritrovarsi tra le mani una breaking news di queste proporzioni, è stata un’occasione inaspettata per lanciare il nuovo corso e, l’ex conduttore di Agorà e direttore del GR Rai, l’ha colta al volo.

Ha affittato la terrazza di una abitazione con affaccio sul Belvedere di Genova con lo sfondo delle macerie del ponte crollato, un punto di vista ideale anche per riprendere i soccorritori al lavoro. Da lì ha diretto e condotto gli speciali a poche ore dal disastro e il giorno seguente. Accanto a lui c’era, a fargli da spalla, la giornalista Francesca Romanelli e in studio a Milano, Marina Dalcerri e Giuliana Fiorentino. Romanelli e Dalcerri hanno accompagnato Emilio Fede in tante dirette di breaking news ma, a rendere vivo il ricordo dello storico ex direttore del Tg4 è stato soprattutto lo stile di conduzione di Gerardo Greco. Per prima cosa ha stabilito un “dialogo” diretto con i suoi nuovi telespettatori integrando i dati di cronaca con riflessioni e commenti semplici e non rinunciando alla retorica. Ogni istante delle sue dirette è stato un lunghissimo istante. Greco ha espanso ogni concetto all’infinito, ha ripetuto tutto quello che già aveva detto con differenti sfumature emozionali, in una situazione in cui tutto era già terribilmente emozionale. Trasmettere da una terrazza con vista sulla tragedia gli ha consentito di zoomare letteralmente ogni volta che sentiva il bisogno di riportare il racconto ai livelli di tragicità dei primi istanti in cui il disastro si è consumato. Il suo caratteristico timbro di voce, modulato nei toni bassi con maestria, ha fatto da “colonna sonora” alle immagini dei vigili del fuoco che scavavano dove i martelli pneumatici avevano frantumato porzioni di cemento armato. In casi del genere, durante dirette così lunghe, le informazioni si perdono nel mare di supposizioni, di impressioni, di interpretazioni, di ipotesi, di commenti che Greco ha centellinato con il ritmo lentissimo del racconto che non finisce mai. Anche quando non era inquadrato perché c’era in onda un servizio, da telespettatore sentivo la sua presenza incombente. Per non parlare dei momenti in cui c’erano gli ospiti in collegamento, momento in cui la presenza di Gerardo Greco da incombente è diventata invadente. Nei collegamenti, come ben noto a chi fa tv, l’intervistato ascolta la domanda con un ritardo più o meno leggero. Se il conduttore fa una pausa per poi continuare con la domanda (fatta soprattutto di sue considerazioni), si verifica un effetto fastidiosissimo di sovrapposizione. E Gerardo Greco esagera come nessun altro conduttore nell’alimentare questo genere di confusione perché riempie le sue domande di incisi facendole diventare un infinito “stop and go” per l’intervistato che inizia a rispondere per poi doversi fermare e, se va bene, ripartire rispondendo ad una domanda differente dalla prima (parte). Ma Greco sa fare di peggio commentando la risposta con delle continue sovrapposizioni fatte di monosillabi e parole buttate là: “Muhuuumm… Sì, sì… va bene… muhuuumm… Sì… Se… va bene… muhuuumm… allora…”. A quel punto il telespettatore non vede l’ora che il collegamento finisca e ricominci il lentissimo racconto ridondante del conduttore che da solo non può interrompersi se non per mandare in onda la pubblicità (benedetta! In questo caso). Caro vice presidente e amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, chi come te è cresciuto a pane e televisione queste caratteristiche di Gerardo Greco le conosceva benissimo prima di metterlo sotto contratto e quindi devo dedurre che è uno stile che vuoi dare al Tg4 e al programma che condurrà in prima serata. Dopo tanti anni hai trovato il degno erede di Emilio Fede, in grado come lui di piazzarsi davanti alla telecamera per ore allungando a dismisura il brodo televisivo per riempire il maggior numero possibile di ore in palinsesto al costo più basso possibile. Però non me lo spacciare per un nuovo modo di fare tv perché è un vero e proprio ritorno alla Retequattro degli anni ’90. Un ritorno ad un genere di conduzione e di tv di cui non si sentiva proprio il bisogno. Ma forse proprio perché cosi vecchio è un genere che potrebbe piacere al vecchissimo pubblico della NUOVA Retequattro. Però c’è un però. Quel vecchissimo pubblico, con Emilio Fede si faceva anche due risate visto che era un animale televisivo che sapeva giocare sui propri difetti e farli diventare “simpatici”. Gerardo Greco è uno che si prende terribilmente sul serio e non offre alcun margine alla possibilità di trasformare i suoi difetti in momenti di cui sorridere. L’unica speranza è che Antonio Ricci lo prenda a ben volere e con qualche fuori onda “simpatico” di Striscia la notizia riesca a fare il miracolo di scovare la “simpatia” di Gerardo Greco così profondamente nascosta. Ma temo per te che in tal senso non potrà mai competere con Emilio Fede.

Complimenti a Pier Silvio Berlusconi per la scelta di Gerardo Greco come NUOVO direttore del Tg4 della NUOVA Retequattro. Dagli speciali sul crollo del ponte Morandi di Genova, mi è già chiaro che in confronto quello di Emilio Fede era grandissimo giornalismo.

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Una risposta a "Gerardo Greco: la “nuova” Retequattro ha trovato l’erede del “vecchio” Emilio Fede. Forse."

  1. ted 16 agosto 2018 / 19:35

    CHE SKIFOOOOO!!!… A casa Berlusconi devono essersi proprio bevuti il cervello per essere giunti al punto di intrupparsi in casa una tale serpe!!! Qui di seguito il msg che ho inviato IERI alla famiglia “mi consenta”:
    “E bravo Silvio… e bravo Piersilvio… e dài… e dài… e dài… l’avete trovato il nuovo zerbino di turno… edoardo (Milano)”…
    Peggio di cosììììì… Un po’ di comune senso del pudore… no???

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