Grande Fratello Vip: dalla lite dello scolapasta al tutti contro Valeria Marini il passo è, banalmente, breve

Cara Ilary Blasi, per me che ho scritto nel 2007 che tu e tuo marito Francesco Totti avrete un futuro televisivo in qualità di “nuovi Sandra e Raimondo” sarebbe più gratificante oggi scrivere un post su quella che ritengo una tappa determinante nel percorso di questa mia previsione: l’ospitata-show di ieri di Francesco Totti nella casa del Grande Fratello Vip.

Diciamo che per quella basta qualche tweet. La ciccia della puntata di ieri di questo reality bollito e ribollito all’infinito nel trash, è ben altra: l’evoluzione narrativa della lite dello scolapasta tra Elenoire Casalegno e Valeria Marini.

Che una scintilla così banale e scontata abbia dato vita al plot narrativo su cui si snoderanno le prossime due settimane del reality merita un post. Si perché, è da questa scintilla che la scrittura televisiva mostra in tutta evidenza la crisi che la attanaglia da anni. Valeria Marini è stata messa nel cast per essere prima l’elemento coagulante e poi quello distruttivo. E’ il personaggio forte scelto per essere il centro di gravità permanente, il filo conduttore, della scrittura televisiva che c’è dietro a questa edizione del reality. Chi si è illuso che la trama più succulenta da addentare sarebbe stata la Marini che flirta con Bettarini, ieri si sarà definitivamente arreso: l’amore, o la botta di sesso, tra i due non scoppierà. In tv è molto meglio il conflitto. Il “fate la guerra e non fate l’amore” è un imperativo che qualsiasi autore tv oggi si è imposto come mantra creativo. Così, nella casa del Grande Fratello Vip Elenoire Casalegno punzecchia di brutto Valeria Marini sulla sua conoscenza della elementare definizione di “scolapasta” e da quel momento scoppia la bolgia del detto, del non detto e del detto dietro alle spalle, ovvero nel confessionale, il luogo in cui gli autori tirano le fila del racconto. L’esplosione della conflittualità e dei gruppi di lotta viene poi canalizzata in direzione della diretta televisiva in prima serata su Canale 5. Cara Ilary Blasi, ed è lì che tu nelle vesti di sacerdotessa (ieri eri tutta in bianco) ti occupi della gestione del sacrificio umano dei concorrenti e soprattutto di quella parte del pubblico che ancora non ha capito (o fa finta di non voler capire) che è spettatrice di una cerimonia sacra officiata sull’altare degli ascolti televisivi. La liturgia è elementare fin dalla scelta delle inquadrature. Mentre tu fai il riassunto del fattaccio e lanci i filmati che rappresentano in modo puntuale tutte le tappe del conflitto, Valeria Marini è seduta sul bracciolo della poltrona, leggermente rialzata rispetto agli altri come fosse sull’altare sacrificale e di fronte a lei tutti i suoi carnefici spaparanzati nel divano pronti ad attaccarla, ciascuno con il suo dardo, a tuo comando. In studio il tuo aiutante di campo Alfonso Signorini ha il ruolo di fomentatore che sta dalla parte del pubblico a casa, e ne interpreta i più elementari desideri. La lotta sembra impari ma il bersaglio è stato scelto con cura per la sua capacità di resistenza e di contrattacco. Valeria Marini interpreta il ruolo in maniera egregia. Già nelle puntate passate ha avuto degli scontri ma erano solo di allenamento. Il crescendo è fondamentale in questi casi televisivi. La lite dello scolapasta ha fatto traboccare il vaso di Pandora (si, proprio così hai detto e non poteva esserci metafora più banale sul copione) e lo schieramento è ormai delineato: tutto il mondo contro Valeria Marini che ovviamente finisce al televoto insieme alla vera vittima sacrificale della puntata: tale Bosco. La liturgia del reality vuole che sia il pubblico sovrano, in tutta la sua crudeltà, a fare o meno il gesto del pollice verso. Ed il pubblico sovrano si comporta proprio come aveva banalmente auspicato Alfonso Signorini un secondo prima che tu aprissi la fatidica busta con il risultato del televoto. Valeria Marini è salva. Il pubblico vuole che torni nella casa e che il conflitto continui. Un conflitto da cui uscirà sconfitta, ancora una volta, solo la buona televisione.

 

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