Quel discorso da gran figlia di papà Boschi che i talk show non hanno potuto approfondire a causa della pausa natalizia

Caro Massimo Giannini, da quando il premier Matteo Renzi ti ha preso di mira facendosi scudo con Rambo, il tuo Ballarò mi appare un po’ meno inutile.

Anche tu lo sai che essere considerato “un gufo” da Renzi gioverà al programma, non tanto in termini di audience quanto di “originalità”, in una Rai che è diventata renziana ancor prima che Renzi ci mettesse il suo sigillo con la legge di riforma.

In qualità di gufo televisivo più attaccato da Renzi dovresti adoperarti per colmare il vuoto informativo che ha colpito le emittenti televisive italiane nel mese di dicembre 2015. E’ stato il mese in cui il ministro per le riforme Maria Elena Boschi è stata oggetto di una mozione di sfiducia presentata da una parte delle opposizioni (Movimento 5 Stelle in testa) per un presunto conflitto d’interessi nel “caso Banca Etruria”. I telegiornali, complici l’atmosfera natalizia, si sono limitati a fare il conto alla rovescia in attesa del 18 dicembre, giorno della votazione alla Camera, e quando la mozione è stata respinta si sono buttati a pesce ad esaltare il discorso deciso ed appassionato del ministro, soprattutto nel passaggio in cui si è dimostrata una gran figlia di papà Boschi:

“Lasciatemi dire quello che ho nel cuore. Io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona perbene, io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi ad essersi laureata. E ricordo la gioia e la commozione di mio padre quando è venuto a Firenze ad assistere alla mia laurea. I miei fratelli più piccoli sono laureati uno in economia e uno in ingegneria e noi sappiamo quello che ha fatto mio padre per farci studiare. Lui, figlio di contadini, che per andare a scuola e diplomarsi ogni giorno faceva cinque chilometri a piedi all’andata e cinque chilometri  a piedi al ritorno e quaranta minuti di treno. Questa è la storia semplice, umile ma forte della mia famiglia, non le maldicenze che ho sentito raccontare in questi giorni e le meschinità che sono state scritte. Io so che questo fa parte delle regole del gioco e non mi arrabbio ma spero se un giorno avrò la fortuna di essere madre che i miei figli siano orgogliosi del loro padre quanto io lo sono del mio. Allo stesso modo però dico in quest’aula che sono orgogliosa di far parte di un governo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare. Chiunque sia. Senza differenze. Se mio padre ha sbagliato, deve pagare. Su questo io non ho dubbi. Perché nell’Italia che stiamo ricostruendo non c’è spazio per il favoritismo non c’è spazio per i due pesi e le due misure. Ma se mio padre ha sbagliato non lo giudica il tribunale dei talk show o di una parte delle opposizioni che preferisce strumentalizzare la vita e a volte la morte delle persone piuttosto che cercare di risolvere i problemi. Resto alla verità dei fatti. Mio padre è stato commissariato dal governo, è stato sanzionato da Banca d’Italia, non c’è nessun favoritismo nella nostra Italia  (dal video pubblicato sul canale Youtube della Camera dei Deputati il 18/12/15, Discussione della mozione Crippa ed altri n. 1-01082 presentata a norma dell’articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi).

Caro Massimo Giannini, quando poi è arrivato il parere dell’Antitrust (cito l’agenzia Ansa “Il ministro Maria Elena Boschi non ha alcun conflitto di interessi sulla vicenda del salvataggio della Banca Etruria. A sostenerlo è l’Antitrust, riferiscono fonti qualificate dell’Authority, in una risposta al deputato del movimento cinque stelle Alessandro Di Battista, che aveva sollecitato un pronunciamento sulla vicenda. Di Battista aveva sollevato la questione in una lettera inviata all’Antitrust lo scorso 22 dicembre”), i telegiornali hanno messo la pietra tombale sul tema.
Nel suo discorso da gran figlia di papà Boschi, il ministro non ha potuto fare a meno di rispolverare il cavallo di battaglia mediatico del suo premier Renzi contro i talk show dicendo “Ma se mio padre ha sbagliato non lo giudica il tribunale dei talk show”.
Caro Massimo Giannini, anch’io ti invito a non giudicare papà Boschi ma ti chiedo di approfondire come, da persona perbene, ha fatto il vice presidente di Banca Etruria. E’ una di quelle sfide alla Rambo che possono farti lasciare un segno nella storia della Rai.

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