Quelli che il calcio con Nicola Savino e la Gialappa’s Band: il tafazzismo firmato Rai 2

Caro direttore di Rai 2 Angelo Teodoli, un vecchio adagio recita “troppi galli a cantare non si fa mai giorno” e la notte in cui è immerso da anni il programma Quelli che il calcio è sempre più buia e senza via d’uscita.

Quest’anno credevi di poter accendere la luce sul programma con l’ingaggio della Gialappa’s Band il trio di voci fuori campo che hai ritirato fuori dal museo delle cere degli ex televip che hanno avuto successo in un determinato periodo (gli anni ’90) e poi sono finiti nel dimenticatoio perché il loro modo di fare tv è invecchiato di colpo sotto i colpi dei social network.

La caratteristica della Gialappa’s Band era quella di commentare fuori campo con ironia ed arguzia quello che avveniva in Mai dire Gol, la loro trasmissione di maggior successo, interagendo con conduttori e comici sulla base di una scaletta di contenuti e delle caratteristiche dei vari personaggi interpretati da attori come Antonio Albanese, Aldo, Giovanni e Giacomo, Teo Teocoli, Paolo Hendel, Francesco Paolantoni e molti altri. A Mai dire gol la Gialappa’s Band duettava con conduttori come Simona Ventura, Alessia Marcuzzi, Claudio Bisio, Luca e Paolo. Quel modello di tv era già superato ma è stato definitivamente seppellito dall’avvento dei social network. Oggi, il live tweeting di un qualsiasi twittero è più interessante, originale e divertente delle battute della Gialappa’s Band. Per un po’ la Gialappa’s ha sfruttato la scia del Grande Fratello ed è riuscita a sopravvivere commentando le sciocchezze a ciclo continuo proferite dagli sconosciuti della casa. Ma l’oblio era dietro l’angolo e da quell’angolo tu li sei andati a ripescare per dare un colpo di defibrillatore al cuore in agonia di Quelli che il calcio. Il problema è che Quelli che il calcio un cuore non ce l’ha più. Quest’anno avete ottenuto di tornare all’interno degli stadi con le postazioni di due vip, uno per squadra, a fare il tifo. Ma la struttura del programma ormai è stata alterata e l’inconsistenza delle cose che avvengono in studio prevale sul vecchio cuore del format. Nicola Savino che già non brillava per dinamismo nella conduzione, con l’arrivo della Gialappa’s Band fatica non poco ad esistere. Il più delle volte non ha il ritmo giusto per interagire con i tre disturbatori che, incalzati dalle situazioni dei campi di calcio, intervengono su tutto e su tutti alimentando una confusione generale e generalizzata che Nicola Savino è incapace di gestire e indirizzare. Un caos come quello che è andato in onda nella prima puntata è il sintomo di una difficoltà strutturale del programma che difficilmente riuscirete a superare. Perfino i due lampi delle parodie di Lucia Ocone e Ubaldo Pantani si sono persi nel caos della trasmissione che la presenza della Gialappa’s Band può solo aumentare. Che Nicola Savino non fosse adatto alla conduzione di Quelli che il calcio a me è stato evidente fin dalla prima puntata della sua prima edizione. Savino è bravo a fare il contrappunto a Linus conduttore del programma radiofonico Deejay chiama Italia. Oltre quello non può e non deve andare. In tv è invisibile. Buca il video come un conduttore radiofonico che va in video con le web-cam fisse piazzate nello studio della radio. In tv, per non perdersi, deve rispettare rigorosamente la scaletta e avere il gobbo e gli assistenti di studio a portata di mano altrimenti sembra solo Nicola Savino in tutta la sua inconsistenza di conduttore televisivo. L’arrivo della Gialappa’s Band evidenzia in modo definitivo i suoi limiti. Non riesce a inserirsi nelle improvvisazioni del trio, non ne sfrutta una per dire qualcosa di personale ed emergere. In molte occasioni ieri ha fatto finta di non ascoltarli per seguire la sua scaletta, dandomi l’impressione di essere perfino disturbato dalla loro presenza. Caro direttore di Rai 2 Angelo Teodoli, la tua scelta di integrare la conduzione di Nicola Savino con quella della Gialappa’s Band è una vera e propria “tafazzata”. Si, hai fatto proprio come Tafazzi, il personaggio interpretato in Mai dire Gol da Giacomo del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo, che con un gesto eclatante è diventato il simbolo del masochismo italico, non solo televisivo. Affiancando il vecchio modo di fare tv della Gialappa’s Band a quello inconsistente di Nicola Savino, Rai 2 raggiunge il proprio livello massimo di tafazzismo (neologismo entrato nel dizionario Treccani) facendo del male ad una trasmissione che dopo la conduzione di Victoria Cabello avrebbe avuto bisogno di una svolta e non di una involuzione. Continuo ad essere convinto che solo la voglia di protagonismo di Caterina Balivo avrebbe potuto riaccendere una flebile fiammella nello studio di Quelli che il calcio. Se proprio dovevi giocarti la carta Gialappa’s Band avresti dovuto metterci la Balivo a farsi prendere in giro dal trio. Lei, con la sua voglia di protagonismo e la non tanto segreta speranza di diventare la nuova Simona Ventura, avrebbe potuto  (insieme a molti dei personaggi del carrozzone di Detto Fatto) essere il bersaglio giusto per il trio di voci fuori campo. Con la Balivo, la Gialappa’s Band avrebbe, forse, potuto ripetere il successo delle storiche prese in giro che hanno contribuito alla fortuna televisiva di Simona Ventura, Alessia Marcuzzi, Ellen Hidding. Con Nicola Savino alla conduzione, il massimo della visibilità di Quelli che il calcio sarà data dalla grande confusione in studio e dalla mancanza di affiatamento tra lui e la Gialappa’s Band. Una “tafazzata” firmata Rai 2.

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3 thoughts on “Quelli che il calcio con Nicola Savino e la Gialappa’s Band: il tafazzismo firmato Rai 2

  1. gharlic ha detto:

    Il punto è che hanno avuto un esperimento poco riuscito sotto il naso (le ultime edizioni delle Iene condotte a cinque voci) e hanno ripetuto lo stesso errore. I Gialappi non possono essere co-conduttori, i Gialappi sono i “capocomici” e il conduttore visibile è la loro spalla. Così era quando funzionavano. Lo sguardo sperduto di Lippi, le risatine della Hidding e il sornione Forest sono là a dimostrarlo. Mammucari non abbassava il capo alla strafottenza del trio e difatti le Iene era diventato un programma in cui la Gialappa’s era marginale.
    Questo al di là delle giuste considerazioni sull’attualità del loro modo di fare TV, sempre uguale a se stesso.
    Ho visto per pura curiosità la prima puntata, anche se Quelli che il calcio non lo guardo mai, ed era una cacofonia.

    • akio ha detto:

      Condivido tutta la tua analisi. Bravissimo hai ben sintetizzato l’essenza della caratteristica principale della Gialappa’s Band di allora che nel caso degli esempi che hai fatto a me piaceva molto. Grazie.

  2. viga1976 ha detto:

    D’altronde anche nel cinema, non è che se metti delle vecchie glorie hollywoodiane, fai un bel film. Figurati in tv.

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