Ginnaste (e ginnasti), vite parallele verso le Olimpiadi di Londra.

Cara regista di Ginnaste Vite Parellele Sara Ristori, la seconda serie che hai girato mantiene inalterate le caratteristiche che me l’hanno fatta piacere da subito. Siete riusciti a superare i due ostacoli più insidiosi: l’assenza dell’effetto novità e la ripetitività delle situazioni. Ci sono tre nuove ginnaste Emily, Serena e Francesca che fanno squadra con Sara e Carlotta, due delle protagoniste della prima edizione. Stavolta date maggiore spazio anche ai giovanissimi della squadra maschile che sono, per il momento, il punto debole del programma ed il perché ce lo spiegano proprio loro dicendoci che i maschi affrontano la vita sportiva con maggiore propensione al “ca**eggio”. A questa ammissione io aggiungerei una spiccata propensione al divismo che sembra essere meno presente nelle ragazze. Si, Carlotta Ferlito per le bimbe che fanno ginnastica è una star (ora è anche testimonial in uno spot di una crema per il viso) e sia lei che le altre della squadra vengono inseguite per gli autografi anche da adolescenti ed adulti, ma loro reagiscono con una normale “sopportazione”, senza avere atteggiamenti che si possano definire divistici. Le ginnaste ci hanno spiegato che loro sono “più serie” rispetto ai ginnasti perché la loro carriera sportiva è molto più breve rispetto ai maschi che invece possono continuare a competere fino alla matura età sportiva di 30 anni e oltre. Nella doppia puntata di giovedì scorso (alle 18.30 su Mtv) avete mostrato una delle tappe più importanti di questa seconda serie: il triangolare che la Squadra Nazionale Italiana di Ginnastica Artistica ha disputato contro Russia e Stati Uniti. Le Olimpiadi di Londra sono vicinissime e le protagoniste del vostro reality sportivo si stanno giocando il posto per davvero davanti alle tue telecamere (solo 5 ginnaste potranno andare a Londra). Nel triangolare, Carlotta Ferlito ha dimostrato di essere matura e pronta dal punto di vista tecnico, psicolgico e di gruppo. E’ lei che ha aiutato, quasi da capitana, la più fragile Sara che non sta riuscendo, per il momento, ad esprimere tutto il suo potenziale. Come mi è accaduto per la prima serie mi sto appassionando a Ginnaste Vite Parallele. Sarà che in me batte il cuore di uno che avrebbe voluto fare l’insegnante di educazione fisica e quindi nella vostra palestra respiro l’aria di casa. Sarà che in un paese dove la meritocrazia è solo una parola, le ragazze di Ginnaste rappresentano molti loro coetanei che fanno i fatti (in tutti i campi) tra mille difficoltà. E’ bello sapere che ci saranno anche loro a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi. Nei giorni scorsi, mentre tutti esaltavano la scelta da parte del Coni di Valentina Vezzali come portabandiera della cerimonia di apertura, riflettevo su questa scelta. La signora Vezzali è una grande atleta che ha fatto la storia della scherma italiana ma è, a detta dei media, è una seconda scelta. Sembra che la prima proposta fosse stata fatta alla nuotatrice Federica Pellegrini che però non se l’è sentita perché il giorno dopo gareggerà e non vuole deconcentrarsi e stancarsi, visto che la cerimonia di apertura si protrarrà fino a tarda sera. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha perso la grande opportunità che la rinuncia della Pellegrini gli aveva offerto. Quella di affidare l’onore e l’onere di quel compito ad una giovanissima atleta e, se proprio avevano bisogno che avesse una certa rilevanza mediatica, potevano puntare proprio su una ginnasta del vostro reality sportivo che sta riscrivendo il modo di raccontare l’altro sport in televisione. Mi rendo conto che la mia è una pretesa eccessiva influenzata anche dalla simpatia che voi mi trasmettete al contrario della Pellegrini e della Vezzali. Una medaglia però le ginnaste di Ginnaste Vite Parallele per me l’hanno già vinta. Quella del gradimento mediatico senza gossip. Anche da voi c’è stata una brevissima storia d’amore tra Nicola e Carlotta, nata e finita sotto i riflettori delle tue (discretissime) telecamere e vissuta dai protagonisti con naturalezza e senza isterismi, anche nel momento dell’addio amoroso e della nascita di una bella amicizia. Cara regista di Ginnaste Vite Parallele Sara Ristori, sarebbe bellissimo se le ginnaste di Ginnaste Vite Parallele riuscissero nell’impresa di regalarci qualche medaglia olimpica. Sarebbe interessante poi vedere se l’effetto medaglia avrebbe conseguenze deleterie sulla loro spontaneità e simpatia. Vedremo. Intanto, auguro loro di farcela.

il post di carotelevip.splinder.com di lunedì 17 ottobre 2011

Ginnaste-Vite parallele: il docu-reality che riscatta la parola reality

Cara regista di Ginnaste–Vite parallele Sara Ristori, ho seguito tutto d’un fiato la maratona domenicale che Mtv ha dedicato al tuo docu-reality sportivo (in onda su Mtv dal lunedì al venerdì alle ore 15 e alle 19 e il venerdì alle ore 21). Il docu-reality sportivo è un genere che ha grandi potenzialità e tu hai trovato la chiave giusta: raccontare la vita sportiva della nazionale italiana di ginnastica artistica femminile. La ginnastica artistica è uno sport che richiede grandi sacrifici a tutti i livelli e se poi si raggiunge l’eccellenza allora la propria vita è dedicata quasi esclusivamente agli obiettivi sportivi. Ed è per questo che le 7 ragazze protagoniste di Ginnaste–Vite parallele vivono, si allenano e studiano nel centro della Federazione Ginnastica d’Italia a Milano. La tua telecamera sa raccontare la vita di questa piccola comunità d’élite sportiva sotto tutti i punti di vista: personale, sportivo, psicologico, sociale. Dopo pochi minuti ci si appassiona alle vicende delle ginnaste. Non ci sono nomination, non c’è televoto, non ci sono giudici; per lo meno non quelli che siamo abituati a vedere nei talent show. Ci sono gli allenatori federali che fanno il loro lavoro con professionalità e senza protagonismi catodici. Ci sono anche dei giudici ma sono quelli delle gare nazionali e internazionali alle quali le ginnaste partecipano ufficialmente come tesserate delle società sportive di appartenenza o come rappresentanti dell’Italia. I rapporti umani sono spontanei, le ginnaste appartengono alla generazione che spesso si racconta attraverso le telecamere sui social network e così fanno davanti alle tue (alcuni momenti li riprendono proprio loro). Sono molto belli i momenti delle gare ripresi con taglio documentaristico-cinematografico. Sono altrettanto interessanti i momenti di vita all’interno del centro federale che evidenziano con quanta fatica, rinunce e sacrifici quelle ginnaste si preparano per le gare. Cara regista di Ginnaste–Vite parallele Sara Ristori, la tua è un’idea semplice molto ben realizzata che dimostra come si possa fare un buon prodotto televisivo seriale partendo dalla vita reale. Qualche anno fa anche la madre di tutti i talent-show Maria De Filippi provò ad inserire la ginnastica artistica nel suo Amici. Non fu capace però di tirarne fuori le potenzialità come stai facendo tu. Allora tirai un sospiro di sollievo e oggi applaudo il tuo prodotto per le sue qualità ma anche perché mi ricorda lo scampato pericolo dell’effetto Amici sulla ginnastica artistica.

2 risposte a "Ginnaste (e ginnasti), vite parallele verso le Olimpiadi di Londra."

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