Dieci lunghissimi minuti con Umberto Saba su Rai Storia

Caro direttore generale della Rai Lorenza Lei, di solito mi rivolgo a te per manifestarti le mie perplessità e delusioni di abbonato. Ieri però dieci minuti di Rai Storia mi hanno emozionato e oggi sento di condividere con te questa soddisfazione. Dalle 19.50 alle 20,all’interno del programma Restore, che mostra documenti tratti dall’archivio storico della Rai, è andato in onda Dieci Minuti con… Umberto Saba, un documento straordinario del 1957 per la regia di Vieri Bigazi. Dieci minuti in cui il poeta ha letto alcune sue meravigliose poesie con intensità, passione, verità, amore. In una stanza disadorna, umilissima, il poeta in veste da camera sfoglia le pagine dell’antologia e sceglie l’opera da leggere. Una piccola moka da 2 tazzine sul modesto tavolo di legno e sullo sfondo le finestre con le ante chiuse che non nascondono crepe e scorticature; una inquadratura televisiva paragonabile a un quadro di Giorgio Morandi. La voce “vecchia” di Umberto Saba, si è sparsa nella mia stanza con tutta la sua potente forza ammaliante. Era da tempo immemore che non mi accomodavo davanti allo schermo televisivo come se stessi vivendo un rituale spirituale. Ho allungato le mani per scaldarmi al fuoco di quelle parole e di quella voce assaporando il piacere intenso di provare la sensazione ancestrale della tv-focolare. Il poeta legge Goal. E’ una musica straordinaria fatta di parole immense che fluiscono da un volto indimenticabile. L’inquadratura fissa e la intensità della pellicola in bianco e nero, unite all’impianto scenografico scheletrico, creano un effetto speciale eccelso, inimitabile. Il poeta sfoglia il libro e ci dice amorevolmente che ora ha voglia di leggere la brevissima Sera di febbraio. Ho la bocca aperta, le orecchie spalancate, il cuore pulsante, le mani in mano ancora calde per averle puntate verso il fuoco sacro sprigionato dallo schermo. Dieci minuti brevissimi, lunghissimi. Quanto è bella la televisione.

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