Il fondatore di Canale 5 al Quirinale? No, dai.

La possibilità che Silvio Berlusconi possa essere eletto come Presidente della Repubblica per il prossimo settennato è entrata nel vivo delle manovre politiche dopo che per alcuni mesi è stata essenzialmente una chiacchiera da talkshow. I più ottimisti dicono che nelle prossime ore si dipanerà la matassa “Silvio al Quirinale”, i più realisti dicono che questa storia di “Silvio al Quirinale” ce la porteremo avanti almeno fino alla terza votazione.

Pro e Contro “Silvio al Quirinale” è il gioco di società di inizio 2022. I “Pro” enfatizzano “lo spessore politico di Silvio” che avrebbe conquistato negli anni in cui ha fatto il Presidente del Consiglio. I “Contro” si soffermano principalmente sul fatto che la sua figura non sarebbe adeguata al ruolo non solo perché “capo di una forza politica” ma anche perché la sua vita di uomo pubblico è stata caratterizzata dall’essere imputato in tanti processi e dall’ aver subito una condanna (scontata ai servizi sociali) per frode fiscale. I “Contro” più accaniti, dicono anche che non si può mandare al Quirinale “l’uomo che organizzava le cene eleganti”.

Io mi iscrivo al partito dei “Contro” per un altro motivo. Il politico Silvio Berlusconi è quello per cui nel momento della sua “discesa in campo” si è parlato di “conflitto d’interessi”.

L’imprenditore Silvio Berlusconi nasce come costruttore edilizio ma consolida la sua ricchezza come editore multimediale a partire dalle emittenti televisive private nazionali di cui è stato il pioniere. Il fondatore di quello che oggi è l’impero Mediaset in cui non riveste più alcuna carica da quando è un politico. Però per anni le forze politiche avverse hanno messo il “conflitto d’interessi” come uno dei punti imprescindibili della strategia per tentare di delegittimarlo o indebolirlo politicamente e se non ci sono riuscite è solo perché loro per prime, a cominciare dalle forze politiche di sinistra, hanno parlato tantissimo e fatto pochissimo sui “conflitti d’interesse” di Silvio Berlusconi.

Oggi, il vice-presidente e amministratore delegato di Mediaset è il figlio Pier Silvio Berlusconi e la presidente di Mondadori è la figlia Marina Berlusconi. In una democrazia liberale i “conflitti d’interessi” dei padri non ricadono sui figli che giustamente continuano a portare avanti le grandi imprese che lavorando duramente e con merito hanno ereditato. Certo, se accadesse davvero l’incredibile, ovvero che il fondatore di Canale 5 diventasse Presidente della Repubblica, per quelli della mia generazione sarebbe difficile non pensare al Quirinale come ad una specie di tv commerciale.

Pensando ai tempi d’oro del Silvio Berlusconi editore televisivo mi viene in mente una divertente affermazione di Enzo Biagi: “Se avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice”. Di una cosa sono certo: per quanto potrà provare a mettersi i tacchi alti, Silvio Berlusconi non potrà mai fare il corazziere. Sulla carta, perché la mia preoccupazione di vedere un Quirinale in stile tv commerciale potrebbe essere persino confermata da un Silvio Berlusconi emulo del Renato Rascel che interpretava il suo celebre personaggio “Il piccolo corazziere”, cantando: “Mamma ti ricordi quando ero piccoletto, che mi ci voleva la scaletta accanto al letto, come son cresciuto mamma mia devi vedere… figurati che faccio il corazziere”.

No, dai. “Silvio al Quirinale”, no.