La freschezza che si rinnova del vecchio Pif e la ripetitività cronica del nuovo Zoro

Caro Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, ieri sono andati in onda i primi due episodi della sesta edizione de Il testimone (su Mtv il il martedì alle 21 e il giovedì alle 23), un programma che, nonostante le repliche a go-go, riesci sempre a rendere interessante e vario. Tu sei sempre lo stesso, immobile nel tuo stile televisivo, eppure ogni puntata de Il testimone è un esemplare unico e irripetibile. Le location e le persone che incontri sono talmente varie che smuovono la tua immobilità. La tua abilità, unica, è quella di individuare i giusti contesti, le storie, le persone; e  non è cosa da poco.


Mandare in onda in successione la puntata sulla settimana della moda milanese e poi quella sulla Groenlandia è il classico colpo di genio al quale ormai ci hai abituato. Un contrasto comunicativo e ambientale dirompente.

E’ la sesta stagione de Il testimone ma mantieni la freschezza della prima edizione e ridai vigore anche alle repliche a go-go. Ieri infatti, dopo le due puntate in prima visione, Mtv a trasmesso anche la replica della puntata sull’arte contemporanea e l’ho rivista con piacere anche se per la terza o quarta volta. Nemmeno la tua partecipazione agli spot Telecom riesce a scalfire la mia curiosità per le puntate de Il testimone (meglio se nuove o poco replicate, perché dalle e dalle se scassa pure Akio). Confermo dunque quanto scritto quando sei stato chiamato a tenere una lezione universitaria e in più aggiungo che non è un caso se, nel dicembre 2013,  Rai Storia ha dedicato una puntata di Viaggio nell’Italia che cambia a te e ad Ugo Gregoretti, di cui ad oggi sei l’erede televisivo. Caro Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, ieri dopo aver visto Il testimone mi sono sintonizzato su Rai 3 per vedere Gazebo di Diego Bianchi in arte Zoro, per quella che ritenevo essere una naturale staffetta televisiva (lui va in onda martedì, mercoledì, giovedì intorno alle 23.15). Zoro però, nonostante abbia iniziato solo lo scorso anno con Gazebo, sembra proprio impantanato nell’immobilismo del suo stile ripetitivo e non mostra potenzialità evolutive. Non lo aiuta il fatto che a differenza tua ha scelto di commentare in studio le sue esterne facendo il moviolista. Non lo aiuta il fatto che si occupa sempre e solo dei soliti politici che stanno al gioco al punto che persino uno senza quid come Angelino Alfano, dopo la centesima volta che se lo ritrova davanti con la telecamerina, gli fa il salutino personalizzato. Non lo aiuta leggere la classifica dei 10 tweet più divertenti perché riguardano sempre e solo la solita politica. Non lo aiuta il commento di Marco Damilano troppo preso a mostrare la sua cultura politica da almanacco. Non lo aiuta la band che ogni volta gli monta sopra con i contrappunti musicali. Non lo aiutano le lentissime ed esasperanti interpretazioni animate del vignettista Makkox. Non si aiuta da solo quando fa delle scelte di montaggio perlomeno ardite. Ieri ha trasmesso le sue ripresine girate durante il corteo dei movimenti di sabato scorso a Roma. Ha scelto di non commentarle lasciando gli effetti originali in sottofondo, ma ha preferito metterci sopra una musica hard rock con cui probabilmente aveva l’intenzione di dare uno spessore cinematografico alle immagini degli scontri (chissà forse aspira a girare un film come hai fatto tu). Una scelta tanto banale quanto didascalica che nemmeno il regista di un documentario prodotto da un centro sociale avrebbe fatto. Caro Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, però vedrai che anche a lui qualche università chiederà di tenere una lezione.

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7 risposte a "La freschezza che si rinnova del vecchio Pif e la ripetitività cronica del nuovo Zoro"

  1. gianni 17 aprile 2014 / 07:26

    Ieri sera ho visto la penultima puntata di Gazebo. Ma come si fa a dire che si tratta di un linguaggio televisivo vecchio e discutere Diego Bianchi come gran protagonista di questa stagione televisiva? Grande Pif ma altrettanto grande Zoro. Raccontano cose diverse e sono due grandi innovatori.

    • akio 23 aprile 2014 / 06:59

      la gialappa’s faceva le stesse cose vent’anni fa con lo stesso linguaggio

  2. stefania 16 aprile 2014 / 17:18

    Direi che tanta acidità nel tentativo di distruggere Zoro e Gazebo non aiuta. Criticare si può, si deve ed è legittimo ma perchè la critica sia credibile sarebbe auspicabile una maggiore serenità di giudizio. Qualcosa da obiettare anche sul servizio fatto a L’Aquila?

  3. gianna 16 aprile 2014 / 14:00

    E io invece non sono assolutamente d’accordo. Bravissimi tutti e due e dire che Zoro non si sia rinnovato è cosa veramente sconcertante. Il servizio di ieri sulla manifestazione a me, e non solo, è piaciuto molto.

  4. tecla 16 aprile 2014 / 11:37

    Non ho visto nessuna delle due trasmissioni, ma concordo sui conduttori.

      • franco 16 aprile 2014 / 19:36

        La vaghissima impressione che all’estensore di questa recensione Zoro non stia eccessivamente simpatico

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