Nero Wolfe è un personaggio straordinario che regge ancora nell’era di CSI

Caro regista del nuovo Nero Wolfe Riccardo Donna, ero pronto a criticare l’ambientazione romana ma sono felice di non doverlo fare visto che Roma non c’è nel tuo Nero Wolfe. C’è una città che chiamate Roma ma non è Roma ed era questa la tua intenzione dichiarata nelle note di regia: “Ho pensato di raccontare una Roma diversa, eliminando volontariamente ogni riferimento diretto alla città e provando a renderla “molto americana”, ricreando un luogo immaginario dove ambientare i romanzi di Rex Stout, scritti tra il ‘30 e il ‘60 e ambientati a New York. Il risultato è una Roma molto glamour con belle donne eleganti, scintillanti macchine sportive, ricche dimore patrizie, un centro storico carico di misteri, di bevande avvelenate, di revolver, di servizi segreti e ancora una piccola Chinatown ricostruita nel quartiere di San Saba. Ho cercato di raccontare questa storia seguendo l’andamento preciso e a volte anche un po’ teatrale usato da Rex Stout”. Ed ecco il punto essenziale che rende il tuo Nero Wolfe un buon prodotto. Nero Wolfe è un personaggio letterario straordinario al quale basta dare vita seguendo il canone preciso di Stout e la magia si rinnova regalando al pubblico il piacere di ritrovare tutte le manie e i colpi di genio di un vecchio amico di letture. Le interpretazioni di Pannofino, Sermonti e Luotto sono diligentemente fedeli al canone e anche su di loro la polverina magica di Rex Stout fa effetto. La fiction è girata all’antica, così come hai scritto: “Ho usato una ripresa classica, che mi piace definire modernamente antica. Mi sono ispirato a grandi film gialli radicati nella mia memoria. Per contrastare una certa verbosità del racconto ho usato strappi improvvisi per le scene d’azione e ho girato tutti i flashback, che sono fondamentali e ricorrenti nel film, con la macchina da presa “fuori bolla” come nei classici Crime story degli anni 40”. Hai curato moltissimo (fino ad ostentarli) i dettagli di costumi, scenografie ed arredi vintage. Il risultato complessivo è gradevole. La prima storia non è stata avvincente ma, a conferma della teoria della magia di Stout, non mi ha interessato più di tanto seguirne lo sviluppo perché mi sono bastate poche sequenze per immergermi nel mondo di Nero Wolfe in cui la centralità dei personaggi è assoluta in ogni dialogo e situazione. In una tv invasa da cadaveri squartati alla CSI un attimo di pausa gialla ci voleva proprio. Caro regista del nuovo Nero Wolfe Riccardo Donna, non so se nelle prossime 7 puntate riuscirai a sfruttare la magia di Stout al punto di consentirti di girare una seconda serie. Dipenderà anche dagli ascolti e visto che giovedì hai perso di poco contro la finale dell’Isola dei famosi le cose si mettono male. Non posso negarti che a influenzare questo mio post entusiastico c’è quel pizzico di nostalgia per il ricordo del vecchio Nero Wolfe con Tino Buazzelli, Paolo Ferrari e Pupo De Luca quando ero un bambinetto e in famiglia una puntata di uno sceneggiato tv era un evento. Sarà per questo che vorrei tanto che la magia di Stout continuasse.

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11 risposte a "Nero Wolfe è un personaggio straordinario che regge ancora nell’era di CSI"

  1. Luigi 28 maggio 2012 / 16:36

    Ri-lascio un altro commento, dopo le varie puntate:
    10 e lode a pannofino, 9 a sermonti.
    Sarebbero stati perfetti a new york…..

  2. Ludmilla 27 maggio 2012 / 20:06

    A me la serie è piaciuta molto e spero tanto in una seconda al più presto! I romanzi di Stout li ho letti e mi piacciono molto, le sceneggiature, si sa, non possono esser fedeli in tutto e per tutto. Pannofino, poi, è un grande interprete! Complimenti!

  3. sabbriva 10 aprile 2012 / 15:17

    E’ interessante vedere come partendo dallo stesso punto di partenza si approdi a considerazioni del tutto opposte. Nonostante Pannofino e Sermonti mi siano entrambi
    molto simpatici, questa prima puntata è stata per me una grandissima delusione. Il Nero Wolfe proposto ha pochissimi punti di contatto con quello narrato da Stout nei suoi libri.
    L’ambientazione romana priva la narrazione di tutto l’ecosistema che Stout aveva costruito attorno ai personaggi principali, ed i rimpiazzi non sono per niente all’altezza della
    situazione. Rimango poi molto sopresa del suo commento sulla cura dei dettagli. Forse gli scenografi avrebbero dovuto rileggersi meglio le descrizioni che Stout fa del contenu
    to dello studio. E’ plausibile che si sia portato a Roma le poltroncine (non sedie) gialle e roosa e non i libri? Poi, se Rosa Petrini fosse andata in giro per Roma con il look sfoggiato – soprattutto con una pettinatura smaccatamente anacronistica che ricorda molto qulla di Quorra di Tron Legacy – l’avrebbero guardata come una marziana…

    • akio 10 aprile 2012 / 16:02

      Grazie per il tuo commento e contributo, anche nel tuo caso credo di aver già risposto ampiamente nei due post dedicati al nuovo nero wolfe ribadisco che non mi sembra sia stato profanato il nero wolfe di stout forse non hai visto cosa ha fatto la BBC a Sherlock Holmes!!!

  4. sabbriva 10 aprile 2012 / 15:17

    E’ interessante vedere come partendo dallo stesso punto di partenza si approdi a considerazioni del tutto opposte. Nonostante Pannofino e Sermonti mi siano entrambi
    molto simpatici, questa prima puntata è stata per me una grandissima delusione. Il Nero Wolfe proposto ha pochissimi punti di contatto con quello narrato da Stout nei suoi libri.
    L’ambientazione romana priva la narrazione di tutto l’ecosistema che Stout aveva costruito attorno ai personaggi principali, ed i rimpiazzi non sono per niente all’altezza della
    situazione.
    Rimango poi molto sopresa del suo commento sulla cura dei dettagli. Forse gli scenografi avrebbero dovuto rileggersi meglio le descrizioni che ripetutamente Stout fa del contenuto dello studio. E’ plausibile che si sia portato da New York a Roma le poltroncine (non sedie) gialle e roosa e non i libri con cui aveva un legame morboso? Poi, se Rosa Petrini fosse andata in giro per Roma con il look sfoggiato – soprattutto con la pettinatura smaccatamente anacronistica che ricorda molto qulla di Quorra di Tron Legacy – l’avrebbero guardata come una marziana…

  5. Luigi 9 aprile 2012 / 15:38

    Trove terribile la forzatura degli sceneggiatori di ambientare la serie di Rex Stout a Roma (anche se il recensore dice che “si vede poco”….)
    Il risultato e’ spaventoso, sia per il confronto con i libri, sia con quello di 40 anni fa prodotto dalla rai.
    Peccato, perche’ il duo Pannofino/Sermonti poteva essere ad-hoc per una rivisitazione della serie…
    L’operazione di “trasporto” poteva essere evitata. Questa serie potra’ anche piacere, ma solo a chi non ha mai visto la versione precedente, oppure a chi non abbia letto i libri di R.Stout.
    Continuando su questa strada, si dara’ licenza di trasformare tutto in tutto, per esempio: il prossimo remake di Jesus Christ Superstar ambientato a Cuneo…..

    • akio 9 aprile 2012 / 16:25

      ricordo bene il vecchio sceneggiato rai anche perché l’ho rivisto di recente su rai 5 e ce ne sono molte puntate on line da me linkate nei miei post sul nuovo wolfe. Lo sceneggiato in bianco e nero era bello e ambientato in interni non solo perché nero wolfe non esce quasi mai di casa ma anche perché new york la vedeva in cartolina la produzione rai di allora che girò a new york le immagini della sigla e poche altre. In quanto alla corrispondenza con i romanzi di stout mi sembra di aver ampiamente spiegato perché è bastato quel poco per ricrearne le atmosfere e le caratteristiche dei personaggi. Ti garantisco di aver letto molti wolfe nei gialli mondadori e negli oscar mondadori e sono imbattibili come moltissime opere letterarie la cui trasposizione in fiction e cinematografica spesso risultano deludenti. Un’ultima cosa: non sono un recensore ma un telespettatore che tiene un blog d’opinione sulla tv.

  6. liberamente80 7 aprile 2012 / 10:55

    Condivido in pieno.

    Pannofino è stato bravo. Serio, pacato… anche se ha riso di tanto in tanto.
    E Nero Wolfe non ride. Mai!

    🙂

    • akio 7 aprile 2012 / 16:25

      Nero Wolfe ride! Solo a Friyz Brenner il suo cuoco… e pannofino ha sorriso a nanni che ne è la versione italiana… e per il resto solo ghigni… non so tu ma io i ghigni di buazzelli li ricordo benissimo… straordinari anche quelli

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