Cronaca nera e fiction un matrimonio inevitabile

Caro amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia, ieri il vice presidente Mediaset Pier Silvio Berlusconi ha ammesso che la crisi economica sta mettendo in crisi anche la sua azienda al punto che sta addirittura pensando di ridurre gli stipendi dei televip [ l’intervista di Marco Molendini de Il Messaggero ]. Ha citato voi di Sky tra i grandi concorrenti che hanno contribuito alla frammentazione del mercato televisivo (oltre che le tante emittenti che popolano il digitale terrestre). Non ha parlato della crisi del prodotto televisivo che manda in onda ma ha confessato che il Grande fratello ha bisogno di riposare e, visto che fino a ieri era il suo programma di punta, mi sembra una implicita autocritica al livello qualitativo della tv che ha prodotto. Mediaset vuole risparmiare 250 milioni di euro nei prossimi tre anni. Voi invece andate a gonfie vele e tu hai confermato che: “L’azienda ha investito un miliardo e 119 milioni di euro nel prodotto audiovisivo italiano nell’anno fiscale 2011” (da Key4biz.it, articolo di Raffaella Natale del 12/3/12). Il genere fiction è tra i prodotti a cui vi state dedicando di più e nel quale impiegate budget rilevanti mettendo a disposizione di registi e tecnici, mezzi di altissima qualità, perché tenete molto alla resa filmica del prodotto, visto che uno dei vostri fiori all’occhiello è l’offerta in HD. L’ultima fiction made in Sky Italy che state trasmettendo (ieri la prima puntata e lunedì 19 marzo la seconda ed ultima su Sky Cinema 1 HD) è la miniserie Faccia d’angelo che racconta le gesta della Mala del Brenta e del suo capo Felice Maniero. Continuate sul solco tracciato da Romanzo Criminale che tanto successo ha avuto. Come in quel caso anche stavolta sono molte le polemiche suscitate dalla scelta di rendere immortali, cinematograficamente parlando, degli assassini. Polemiche alle quali hai ribattuto: “la serie racconta con grande lucidità il dramma di un uomo che ha vissuto una disperata corsa per il denaro e il potere: distruggendo, facendo morti, creando disperazione. Non ci sono ambiguità. La storia mostra subito quale sia la fine che attende chi sceglie questa strada” (sempre da Key4biz.it, articolo di Raffaella Natale del 12/3/12). Caro amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia, sul fatto che il grande pubblico si auguri che gli assassini facciano una brutta fine penso che nessuno abbia dubbi. Così come non ci sono dubbi che, in una parte piccolissima di pubblico, certi personaggi visti in fiction possono generare forme di “ammirazione”. Negli ultimi anni gli assassini di casa nostra stanno riscuotendo grande attenzione da parte del pubblico televisivo, non solo nelle fiction ma anche e soprattutto nei programmi per famiglie. Dunque demonizzare una fiction per i suoi contenuti sarebbe ipocrita. Quello che a me lascia perplesso è il fatto che dopo Romanzo Criminale siete andati a cercare un’altra storia simile da raccontare come quella di Faccia d’angelo; solo perché l’argomento “tira”. Così facendo tra poco vi finiranno le bande da raccontare e dovrete iniziare a rappresentare la lunga serie di omicidi che la tv generalista sta raccontando nei minimi dettagli creando un pubblico specifico del genere. Dopo la serialità televisiva giornaliera è inevitabile il passaggio alla serialità per fiction e Sky Italia, con l’esperienza maturata e le capacità che ha di farne un prodotto di qualità, non potrà che essere in prima fila per realizzare quelle fiction. Caro amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia, se accadrà così allora la colpa di Sky non sarà certo quella di aver fatto una fiction su dei casi di cronaca nerissima ma di aver legittimato con delle fiction tutte quelle trasmissioni televisive che hanno reso quei casi dei casi da fiction.

3 risposte a "Cronaca nera e fiction un matrimonio inevitabile"

  1. viga1976 13 marzo 2012 / 11:13

    le storie delle bande e dei gangster di casa nostra sono pur sempre grandi storie da raccontare,se non ci si vuol fermare alle cesaronate.Il problema di mitizzare esiste,non fosse che noi nella vita quotidiana mitizziamo nazioni intere perchè porelli vittime dell’olocausto senza spendere due parole sui popoli che vengono massacrate da questa nazione,ad esempio.Gli episodi di cronaca nera non credo abbiano la potenza epica narrativa delle storie di bande.Ripeto il limite che un buon sceneggiatore o regista dovrebbe tenere in conto è il rispetto per le vittime,qualora ve ne fossero tra la gente onesta e non altri banditi,e la responsabilità di non mitizzare troppo.Il rischio di morire di commediaccite,di filmetti moralisticamente democretini che hanno preso il posto di quelle pellicole rivoluzionarie con Volontè,è alto.Così meglio che si producano queste opere
    Poi chiaramente nella testina dei manager tutto si riduce a quanto “tira”,verbo che a loro piace molto nella teoria ,ma nella pratica mi sa ….

    • akio 13 marzo 2012 / 15:04

      i temi trattati nei film con volontè rimangono unici. è inspiegabile come nessuno di questi giovani attori (tipo elio germano che interpreta felice maniero in questa fiction) abbia il coraggio di dire a voce alta che non esistono produttori e registi che propongono film e temi come quelli. e ce ne sarebbero di spunti! ma anche i giovani attori pensano a cosa “tira di più” e non vogliono farsi la nomina nell’ambiente cinemaografico di rompiscatole o di attore scomodo alla volontè. a proposito, rai due sta mandando in onda una trasmissione intitolata matador (firmata da simona ercolani) per raccontare la storia dei grandi anchorman televisivi: mentana, bruno vespa, gad lerner ecc… mica di grandi attori davvero impegnati come volontè…

      • viga1976 13 marzo 2012 / 15:53

        Perchè è il paese del che ce frega che ce importa, e allora si reputa fondamentale per il popolino conoscere la vita di un vespa,mentana,lerner,nell’illusione che la nostra stampa tv e non solo sia chissà quale esempio e si dimenticano i veri esempi come appunto volontè,per non parlare di Pirro e Petri,ma qui penso di chiedere troppo per quelli che se fanno ‘a curtura guardando Fabio Strazio

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