La quasi scomparsa del genere comico in televisione durante la pandemia da Covid-19

Tra i generi televisivi che hanno più risentito della pandemia da Covid-19 c’è il genere comico. I nuovi programmi comici sono quasi scomparsi. Un primo motivo è che l’assenza di pubblico in studio è fortemente penalizzante per qualsiasi comico. Un secondo motivo, quello a mio avviso determinante, è che far ridere in tempi di pandemia è quasi impossibile.

Nonostante il pubblico abbia una gran voglia di tornare alla normalità e di divertirsi per distrarsi dalla pesantissima situazione sociale ed economica, prevalgono un senso di incertezza e di preoccupazione che non predispongono il telespettatore medio all’ascolto del genere comico. La sensazione è che la ricerca del divertimento in questo momento è un inevitabile “vorrei ma non posso” e non c’è programma comico che possa offrire un sollievo concreto. C’è un terzo, probabile, motivo per cui sono scomparsi i programmi comici ed è quello che, nei talkshow, i politici, i giornalisti, gli opinionisti ed i conduttori, sempre più spesso fanno ridere più dei comici. Molti comici lo affermano, tra il serio ed il faceto ed in questo caso prevale il serio.

Rai 2, una rete in crisi di ascolti, è stata quella che di più ha tentato di offrire il genere comico. Ha fatto un tentativo poco riuscito in prima serata con “Un’ora sola vi vorrei” di Enrico Brignano e alcune proposte in seconda serata. “Stasera con Uccio”, francamente non so nemmeno chi sia questo Uccio De Santis e dopo lo show nemmeno ho più intenzione di chiedermelo. Con “Fuori tema” di Ale e Franz si è cercato di fare un programma molto articolato tra cabaret, teatro e sit-com ma il risultato è stato decisamente poco appassionante. Il surreale “Una pezza di Lundini” con Valerio Lundini è piaciuto alla social-nicchia-chic che si bea di dire quanto è straordinario il programma. Lo ha visto una media del 3% di spettatori. C’è poco da ridere, evidentemente. Tra l’altro la scelta di puntare sulla comicità surreale è stata poco coraggiosa: se è vero che è una comicità più difficile da proporre è anche vero che fare comicità sulla attualità sarebbe stata una sfida o per kamikaze o per comici straordinari, categorie di cui Valerio Lundini non fa parte. Anche il collaudato “Fratelli di Crozza” di Maurizio Crozza sul Canale Nove ha sofferto moltissimo dal punto di vista dei contenuti perché la sua presunta satira, già debole, dopo tanti anni risente di una oggettiva prevedibilità. Gli sprazzi di comicità di Propaganda Live di Diego Bianchi su La7 sono riconducibili essenzialmente alla lettura dei tweet. Per dire la creatività televisiva a che livello è inchiodata. Gli spazi comici all’interno di Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio sono standardizzati: il monologo di Luciana Littizzetto nella parte centrale, il nonsense di Nino Frassica alla fine e qua e là i pezzi di Enrico Brignano (ancora?), Ale e Franz (ancora?) e altri partecipanti al “Tavolo”, su tutti Vincenzo Salemme ridotto però a spalla. Uno spreco. Dei flash più o meno riusciti, ma niente che possa essere chiamato “programma comico”. Nel prossimo autunno, Mediaset celebrerà i 35 anni di Zelig ma non c’è da aspettarsi altro che una rimpatriata tra i comici che hanno fatto la storia dello show. Grazie ai vaccini la pandemia da Covid-19 ci fa meno paura ma dopo un anno e mezzo è ancora tra di noi e quindi ho la sensazione che anche nella prossima stagione televisiva non vedremo nuovi programmi comici degni di questo nome.