Giorgio Gori e lo spirito televisivo che anima la sua collaborazione con il politico Matteo Renzi

Caro Giorgio Gori, un uomo di televisione rimane sempre un uomo di televisione. Anche oggi che sei tra i principali consiglieri del politico PD Matteo Renzi, in te c’è lo spirito televisivo del direttore di rete e del produttore indipendente che fosti. Uno spirito che emerge anche nell’intervista che hai concesso oggi a Luca Telese su Pubblico. Quando parli della capacità dialettica di Renzi, dici: “Matteo è bravissimo: si sofferma su ogni parola, controlla, esattamente come si fa in tv, ogni passaggio dei suoi discorsi e lavora per migliorarsi”. Pare che tu sia molto importante in questo suo processo di miglioramento. Telese ti chiede di fargli un esempio e tu: “C’è un passaggio cardine del suo racconto, quando spiega come vuole sostenere il potere di acquisto delle famiglie”. Qui tu gli hai dato l’aiutino, perché lui diceva “Darò cento euro” e non suscitava le reazioni sperate nella platea. Il Gori-aiutino è stato questo:

“Gli ho detto una piccola cosa: devi aggiungere 100 euro al mese. Dalla volta successiva, la platea applaudiva. Se hai lavorato sulle curve dello share minuto per minuto sai che in ogni secondo si comunica qualcosa, e che la reiterazione esige chiarezza” (da Pubblico, 20/9/12, intervista di Luca Telese).

Caro Giorgio Gori, cioè tu mi vuoi dire che Renzi andava in una piazza e diceva “Darò 100 euro!” lasciando il dubbio alla platea che potesse essere all’anno, al mese o al giorno? Deve essere rimasto in lui qualche residuo di quella volta che partecipò come concorrente alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno dove si girava la ruota e usciva una cifra “100 mila lire!”. Ma ora Renzi può contare su colui che quella ruota la faceva girare perché era il direttore di Canale 5. Già, quelli erano i tempi in cui collaboravi con l’imprenditore televisivo Silvio Berlusconi che stava per scendere in politica. Ora che sei tra i principali consiglieri del politico PD Matteo Renzi, in ogni intervista ti rinfacciano quel passato. Anche a Telese hai raccontato di essere stato sempre indipendente ed obiettivo nel tuo ruolo di direttore di Canale 5 e di aver fatto di tutto, insieme a Costanzo e Mentana, per convincere Berlusconi a non scendere in politica e che quando lo ha fatto vi siete impegnanti per

“… tenere fuori Canale 5 dalla campagna elettorale. Sono fatti, basta vedere le registrazioni… credo che se uno confronta Italia uno-Retequattro – che furono mosse in modo esplicito e continuativo per Forza Italia – con Canale 5 la differenza si vede. Sfido chiunque a trovare un minuto di Tg5 non impeccabile. Ho tenuto ferme le cose che potevo controllare”.

Caro Giorgio Gori, quando Telese ti chiede “La tv fa vincere le elezioni?”, il tuo spirito televisivo si fa prudente:

“Tutto fa vincere le elezioni: noi siamo corpi su cui si stratificano idee, informazioni ed emozioni. Ci sarà chi si orienta vedendo Mediaset, Radio Radicale e leggendo Pubblico. Eppure io non ho mai condiviso nemmeno quelli secondo cui Santoro faceva vincere o perdere le elezioni. Per quanto qualcuno rimanga deluso, io sono convinto che la Tv non orienta le coscienze come immaginava Orwell”.

Ma la prudenza di un figlio dell’auditel è relativa visto che poi dici: “Il pubblico della tv assomiglia molto alla platea elettorale. Ci sono 45 milioni su 60 nelle urne e davanti alla tv: nella maggioranza dei casi coincidono. In entrambi i casi il problema è intercettare il bisogno di cambiamento”. Caro Giorgio Gori, in questa intervista il tuo spirito televisivo mi è sembrato particolarmente democristiano. Se Renzi dovesse vincere le primarie del PD e poi le elezioni politiche diventando presidente del Consiglio, mi sembra inevitabile che tu venga chiamato ad un ruolo governativo. Ministro delle comunicazioni? Portavoce del governo? Come dici tu “siamo corpi su cui si stratificano idee, informazioni ed emozioni”. E parole con questo spessore filosofico fanno da corollario a quelle che hai pronunciato su Pierluigi Bersani, segretario PD e avversario di Renzi alle primarie di partito: “A me Bersani piace: è per bene, ha una bella lingua… comunica un’idea di continuità e di conservazione”. Caro Giorgio Gori, e mica siam venuti qui solo a fare i corpi su cui si stratificano idee, informazioni ed emozioni!

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