Jamie Oliver, il cuoco inglese che fa cultura ed informazione su quello che mangiamo

Caro Jamie Oliver, ho seguito la prima edizione del programma in cui combatti la tua “rivoluzione” culinaria nelle scuole statunitensi della piccola cittadina di Huntington in West Virginia. Da ieri va in onda la seconda edizione del tuo Jamie Oliver in USA: la mia rivoluzione (su Cielo, il martedì alle 21.10). Stavolta vorresti rivoluzionare i menù delle mense del distretto scolastico di una metropoli americana: Los Angeles. L’idea che uno chef professionista vada nelle scuole per fare cultura alimentare a dirigenti, insegnanti e gestori delle mense è un’idea di programma televisivo che trovo interessante e utile. Le mense scolastiche sono uno dei servizi sociali più importanti di una nazione e l’educazione alimentare è una materia scolastica che ha pari dignità con quelle tradizionalmente considerate “principali”. Stavolta però sarà dura per te perché il direttorio del distretto scolastico di Los Angeles non ti sta a sentire e non ti ha autorizzato ad entrare nelle scuole con o senza telecamere. Anche la popolazione sembra poco partecipe alla tua battaglia e allora nella prima puntata hai messo in atto due dimostrazioni pubbliche clamorose. Una sulla preparazione del macinato misto per hamburger ed una sul latte addizionato con zucchero. Nel primo caso hai mostrato come gli scarti di manzo vengono lavati con una soluzione di acqua e ammoniaca per uccidere gli agenti patogeni tipo la salmonella. Una dimostrazione tanto semplice quanto spettacolare ed efficace. Così come è stata spettacolare la messa in scena di un pulmino scolastico con all’interno le sagome dei bambini sommerse da una colata (tipo cemento) di zucchero per visualizzare gli effetti devastanti dell’eccesso di zuccheri negli alimenti. Le tue sono dimostrazioni pensate per uno show tv ma non sanno di “americanata” perché tu fai molto bene da filtro tra la rappresentazione spettacolare e il significato del messaggio che vuoi dare. Mi dai la sensazione di credere davvero in quello che stai facendo e trovo giusto che tu ne abbia anche un rilevante tornaconto economico (le librerie sono piene dei tuoi libri, il programma ha sponsor importanti, i tuoi guadagni saranno al pari di altre star televisive tematiche). Anche l’immagine della tua famiglia al seguito (moglie e 4 figli) è un’immagine non stucchevole e non impostata (strepitosa la bambina che quando esci di casa ti saluta dicendoti “papà non farti arrestare!”). Nella prima puntata della serie Usa/Los Angeles hai anche contattato il proprietario di un fast food indipendente e gli stai proponendo di trasformare i suoi menù partendo da ingredienti e materie prime di alta qualità. Caro Jamie Oliver, come hai detto ai genitori del distretto scolastico di Los Angeles, il tuo non è un reality show ma l’inizio di una campagna mediatica sulla qualità del cibo che mangiamo. Ogni puntata di Jamie Oliver in USA: la mia rivoluzione dura 50 minuti e la si segue con l’interesse che dobbiamo alla nostra salute e alla superficialità con cui troppo spesso esageriamo con le schifezze alimentari. Un programma come il tuo fa riflettere, educa, informa, insegna, diverte. In una tv dove i fornelli sono sempre accesi a tutte le ore, tu punti ad accendere i cervelli dei telespettatori più che a sollecitare le loro papille gustative. Che lo faccia un cuoco inglese per me rimane un mistero culinario ma è anche un dato di fatto televisivo.

lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.