L’ultima grande idea di Amadeus: un concertone con le hit degli anni ’60, ’70 e ’80 dell’altro secolo.

L’ultima “grande” idea di Amadeus, colui che viene osannato come il nuovo genio di Rai 1, è il “concertone” Arena Suzuki ’60 ’70 ’80, ovvero, una macedonia musicale di vecchie hit degli anni d’oro della musica pop. L’ effetto macedonia non sta solo nella incalzante playlist con relativi cantanti stagionati ma anche e soprattutto nel già visto e rivisto in decine di altri programmi come il Festivalbar, L’anno che verrà, I migliori anni, 50 canzonissime, Sapore di mare, La notte vola.

Questa “grande” idea di Amadeus, ieri è andata in onda nel sabato sera di Rai 1 di inizio autunno e non nel bel mezzo dell’estate dove tutto questo già visto e rivisto avrebbe avuto un minimo di senso. A me capita ogni tanto di rispolverare i CD con le compilation degli Anni ’80, gli anni dei miei vent’anni. Lo vivo come un momento non nostalgico ma di spensierata evasione accompagnata da ritmi che mi suonano familiari ma che nello stesso tempo dopo una ventina di minuti mi fanno dire “vabbè mo’ basta” per poi farmi precipitare su Spotify ad ascoltare Dua Lipa. Così, quando ieri su Rai 1 i nonni di Sandy Marton e Samantha Fox si dimenavano goffamente e in playback al ritmo di People from Ibiza e Touche me, ho avuto un moto di tristezza e guardando la mia pancia ed i miei capelli ingrigiti ho cambiato canale perché 3 ore di quella roba non avrei potuto reggerla. Potreste dirmi che la mia reazione ha a che fare con il non sentirmi a mio agio con l’età che sto vivendo ed io vi risponderei che proprio perché sto vivendo al meglio la mia età di oggi voglio accompagnarla con una colonna sonora musicale attuale. Ma la cosa più negativa che registro dopo aver visto Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 è che dopo il successo della direzione artistica e della conduzione di due Festival di Sanremo (di cui uno in piena pandemia e senza pubblico in sala), Amadeus sembra essere il nuovo intoccabile punto di riferimento degli show musicali di Rai 1. A creare il mito di Amadeus ha contribuito anche la vittoria dei Måneskin, all’Eurovision Song Contest (dopo il trionfo sanremese) ed il conseguente loro successo mondiale. Tutto ciò dovrebbe farmi stare zitto e buono ma io sono fuori di testa e diverso da coloro che si accontentano di una Rai senza un’idea televisiva nuova per gli show del sabato sera. I dati di ascolto danno ragione a Rai 1 e ad Amadeus che nella prima puntata ha portato a casa il 21.9% di share facendo calare sensibilmente il competitor Tu sì que vales di Canale 5 al 23.9% di share, mentre di solito vola tra il 27% e il 29% di share. Me ne devo fare una ragione: mi sono immerso troppo nel terzo millennio per capire le “grandi” idee di Amadeus e di Rai 1.