La Rai Radiotelevisione Italiana è una delle media company europee più importanti.
16 canali televisivi (compresi Rai Italia e Rai World Premium)
1 rete streaming Rai Play
8 testate giornalistiche nazionali
23 testate giornalistiche regionali
12 canali radiofonici
3 canali radiofonici regionali
1 Televideo
1 Orchestra sinfonica nazionale
Rai Libri
Rai Trade
Radiocorriere TV
11 Centri nazionali di produzione TV
1 Centro ricerche
5 Centri di produzione Radio
20 Sedi regionali di produzione TV e Radio
12 strutture produttive (es. Rai Fiction, Rai Cultura e altre)
7 società controllate (tra cui Rai Cinema e 01 Distribution)
6 partecipazioni (tra cui San Marino Radio e TV e Euronews)
La Rai è tra i fondatori dell’European Broadcasting Union e quindi del circuito di trasmissione Eurovision.
Tutto questo fa della Rai, la prima azienda culturale del Paese.
Tutto questo lo so.
Eppure, se accendo la tv, la Rai che percepisco è la parte negativa, ovvero, l’offerta editoriale nei daytime delle principali reti televisive in chiaro quelle che hanno una spiccata natura nazional-popolare e la cui qualità è sempre più uguale a quella di una brutta televisione commerciale.
Ecco l’elenco dei programmi e dei conduttori in onda sulla Rai che oggi mi fanno letteralmente schifo.
La Domenica In con l’amichettismo insopportabile di Nonna-bis Mara Venier;
i morti ammazzati trattati da Milo Infante a Ore 14, da Eleonora Daniele a Storie Italiane, da Alberto Matano a Vita in Diretta;
il salottino dei buoni sentimenti della inspiegabilmente riproposta su Rai 1 Caterina Balivo;
tutti i troppi programmi affidati a Francesca Fialdini, una conduttrice a cui non credo mai;
Lo stato delle cose e il giornalismo di Massimo Giletti di cui da abbonato Rai non capisco la necessità;
il Far West e il giornalismo di Salvo Sottile che mi dà la nausea;
la pluridecennale presenza dei programmi vecchi ed inguardabili di Michele Guardì;
Stefano Martino con un contratto da “star”, che mi fa ridere solo a pensarlo;
Marco Liorni, uno a cui non avrei fatto nemmeno aprire la porta rossa del GF e che la Rai ha messo a fare il conduttore del preserale di punta, dello show di capodanno e di una prima serata che nel titolo ha due parole come “mai più”;
Bella Mà la tragicomica imitazione venuta male della televisione che faceva Paolo Limiti con in meno Pierluigi Diaco alla ideazione e fastidiosissima conduzione;
La porta magica il tentativo, fallito, di dare una dimensione televisiva ad una Andrea Delogu più gne gne gne di Alessia Marcuzzi;
tutti i programmi in cui fanno parlare Ema Stokholma;
le Storie di donne al bivio con così tante amiche di Monica Setta che in confronto nonna-bis Mara Venier è una dilettante;
Nunzia De Girolamo la ex politica di centrodestra conduttrice convinta di essere una eccellente conduttrice e invece non lo è.
Mi fermo con gli esempi ma è ben chiaro cosa intendo quando dico che la Rai di oggi è uguale se non peggiore della peggiore televisione commerciale.
Tranne qualcosa su Rai 3 (come Via dei matti numero zero), Rai Movie e, soprattutto, Rai Play (oggi finalmente all’altezza delle aspettative), tutto ciò che di straordinario fa la Rai, per me, viene completamente annullato dall’elenco di brutta tv di cui sopra.
Amo la Rai ed è una sofferenza doverla valutare per la sua offerta peggiore.