Kudos di Rai 4: tutta la superficialità e la banalità del servizio pubblico Rai nel parlare di web e social network 

Caro direttore generale e amministratore delegato Rai Antonio Campo Dall’Orto, non perdi occasione per dichiarare quanto sia importante che la Rai diventi una media company. Ecco, se continui a trasmettere programmi come Kudos, tutto passa dal web (Rai 4, il martedì alle 23.15) al massimo puoi fare Tele Villaggio Turistico. Ieri è andata in onda la prima puntata: la fiera delle banalità sul web mischiate ad un insano cazzeggio.

Io dico, se Rai 4 va bene trasmettendo le serie tv perché avventurarsi in terreni che evidentemente non è in grado di battere? Il perché è chiaro. Rai 4, proprio perché alla fine una serie la salverà sempre, può permettersi di sperimentare. Ma il problema è proprio questo. Può definirsi sperimentazione un programma come Kudos? No, non lo è.

Televisivamente parlando è un talkshow di categoria dozzinale. Vecchio in tutte le sue forme: linguaggio, scenografia, gestione degli ospiti, contenuti, filmati, regia. Siamo davvero alla preistoria dei programmi in studio. Ma a rendere il tutto definitivamente inguardabile contribuiscono in modo determinante il cast, i temi e il modo di trattarli. La conduzione è affidata a Giulia Arena e Leonardo Decarli sostenuti dalla giornalista Diletta Parlangeli. La redazione è composta da un gruppo di millenials che sembrano teletrasportati dal Medioevo. Giulia Arena è immersa nel ruolo di conduttrice ma qualcuno dovrebbe dirle che non è un ruolo per lei. Aggrappata alla coperta di Linus della cartelletta con la scaletta non tenta nemmeno di essere spontanea perché sa che per lei è una missione impossibile. Le hanno detto di essere smart ma forse non le hanno spiegato come si fa ad esserlo. Ride in modo forzato e parla come se avesse qualcosa da dire di suo ma per sua fortuna e sfortuna dei telespettatori ci sono gli autori. La prima puntata di Kudos, tutto passa dal web è stata una burletta in cui si è parlato in modo superficiale, banale e vecchio di temi come gli alieni, il complottismo su internet, degli heater, dei troll e dei cyberbulli, facendo discorsi così profondi che in confronto quelli che ascolti la mattina in metropolitana tra due bambini che vanno alle elementari sono un saggio di Umberto Eco. Il co-conduttore Leonardo Decarli è un attore che non disdegna di fare tv e infatti in questo momento è anche uno dei coach nel programma Piccoli giganti, il super flop in prima serata di Real Time. A Kudos cerca di fare lo splendido con scarsissimi risultati. Ma si può fare peggio della coppia Arena-Decarli? Certo che si può e questo primato va all’atteggiamento da maestrina della giornalista Diletta Parlangeli che in fase di lancio del programma ha dichiarato: “L’obiettivo è non avere uno sguardo distaccato su questi temi, guardare le cose da dentro, andando oltre gli entusiasmi o gli allarmismi con cui spesso viene raccontato il web non è il momento di lezioncine” (da ansa.it del 7/5/17). E cosa fa Diletta Parlangeli a Kudos? Dà lezioncine sul web giusto e sul web sbagliato.

Caro direttore generale e amministratore delegato Rai Antonio Campo Dall’Orto, l’esperto di pacchi televisivi Flavio Insinna, nel suo saluto di benvenuto al programma, lo ha definito un magazine. I contenuti maggiormente approfonditi (si fa per dire) nella prima puntata di Kudos sono stati: intervista ad un giornalista che ha incontrato gli alieni “grigi”; uno dei millenials medievali ha preso le misure per vedere se Giancarlo Magalli è un rettiliano e poi i conduttori lo hanno intervistato sulla notizia di stretta attualità web “Magalli presidente della Repubblica”; intervista a Valerio Scanu basata sul commentare due screenshot del suo smartphone; Diego Passoni e Andrea Delogu che hanno fatto il lancio dell’Eurovision Song Contest. Caro direttore generale e amministratore delegato Rai Antonio Campo Dall’Orto, da abbonato Rai sono irritato per la superficialità e la banalità con cui Kudos parla del web e dei social network privilegiando la demonizzazione e la messa in burletta di una realtà planetaria che coinvolge minuto per minuto miliardi di persone. Questo approccio non è da servizio pubblico, questo programma non è da media company. Comunque, l’idea che mi sono fatto, è che bisognava trovare una conduzione tv per poter mettere qualcosa nel curriculum di Giulia Arena e quindi, in tal senso, missione compiuta.

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