Sanremo 2026: le canzoni viste il giorno dopo su Rai Play da Caro Televip

Fedez e Masini: costruiti per vincere ma, speriamo, anche no.

Ditonellapiaga: non si capisce una parola. Più di Che fastidio, che nervoso!

Serena Brancale: je piacerebbe tanto essere la nuova Giorgia ma non je la po’po’ proprio fa. Molto meglio lo scorso anno.

Fulminacci: vestito fuori misura a parte, mi è piaciuto. Canzoncina, ma ina ina, che si lascia ascoltare.

Arisa: look a livello prompt AI rifammi Elsa di Frozen mora. Canzone di una noia raggelante. AI risultato raggiunto.

Sal Da Vinci: ritocchini non molto riusciti. Neomelodici si nasce e neomelodici si muore.

Elettra Lamborghini: cantante in incognito. Insolitamente statica con coreografia Anni ’70 che le si muove intorno. Due botte di twerking alla fine ci potevano stare. E invece no. Quindi è no.

Luchè. Sti rapper che si buttano sulle canzoni melodiche sono una sconfitta per l’umanità.

Sayf. La mossetta sull’ “Hotel a ore” dovrebbe far riflettere sulla modernità di questa generazione di cantanti. La canzone: non ce n’era nemmeno una migliore?

Mara Sattei. Sembrava una buona interpretazione: fino al “vorrei!”. Una canzone sanremese come tante. Dimenticabile.

Eddie Brock. Il passaggio dalla parte parlata a quella urlata è uno dei momenti più inascoltabili della storia del Festival. Più brocco di così, impossibile.

LDA & Aka 7even un po’ Gipsy Kings e un po’ colonna sonora de Il ciclone. Buona per ballicchiarla nella Napoli sotterranea.

Dargen D’Amico. Uno dei tanti che ha 15 minuti di “popolarità” una volta all’anno quando partecipa al Festival. La canzone è così brutta che i 15 minuti di quest’anno glieli condonano.

Tommaso Paradiso. Uno dei più sopravvalutati degli anni in cui ha avuto successo. Se spera nel Festival per rilanciarsi dovrà aspettare altre edizioni. Se non prenderanno i Jalisse.

Patty Pravo. Ora che non c’è più Ornella Vanoni è lei l’icona Anni ’60 necessaria al Festival. Classe cristallina e canzone nelle sue corde di oggi. Per me tra le prime 5.

Levante. Ottima esecuzione. La canzone ha bisogno di qualche ascolto in più per essere ricordata e cantata. A me è piaciuta e la metto nella mia cinquina.

Ermal Meta. Senza il Festival, io non saprei che esiste. Anche perché non guardo Amici di Maria mangiacaramelle De Filippi.

Samurai Jay. Deve “correre correre correre”. Purché vada e non torni mai più al Festival. Corri ragazzo corri via dal quel palco.

J-Ax. L’intonazione non mi ricordo l’abbia mai avuta dal vivo. La canzone sembra un omaggio a Samarcanda di Vecchioni però suonata e cantata da un cowboy ubriaco.

Nayt. Oggi cantano tutti così. Non si riesce a distinguerli nemmeno dai gesti che fanno o da come si vestono. Fotocopie delle fotocopie delle fotocopie sbiadite.

Malika Ayane. Mi fa sempre l’effetto Giusy Ferreri. Dopo 10 secondi che canta mi siedo in bagno e aspetto con pazienza.

Enrico Nigiotti. E tagliateli sti capelli! Anzi no, altrimenti senza cipolla in testa chi ti riconosce! La canzone? Boh e pure mah.

Raf. Sei la più bella del mondo però di quando hai 66 anni e ti è andata bene. La redenzione per chi ha sofferto per amore con le sue canzoni in sottofondo. Nella mia cinquina.

Tredici Pietro: fatti mandare da papà a prendere il latte e resta lì.

Chiello. È il gatto o la volpe?

Leo Gassmann. Come cantante ha un futuro da attore di fiction in ruoli minori.

Bambole di pezza. Pensavo peggio. Le più da Eurovision Song Contest di tutti.

Maria Antonietta e Colombre
Cuoricini! Cuoricini!

Michele Bravi mi fa lo stesso effetto di quando ascolto Malika Ayane e Giusy Ferreri. Mi siedo in bagno, che è comunque una funzione fisiologica essenziale.

Francesco Renga sembra un concorrente di Tale e Quale Show con Francesco Renga che fa Francesco Renga. Ci sarà un motivo per cui non guardo Tale e Quale Show!

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