Voyager e il mistero della Battaglia di Anghiari di Leonardo: ci sono tutte le premesse per battere il record del numero di puntate dedicate ai Templari e ai cerchi nel grano.

Caro Roberto Giacobbo, dopo la puntata di ieri di Voyager, chi d’ora in poi parlerà del mistero del capolavoro perduto di Leonardo da Vinci “La Battaglia di Anghiari” dovrà citare te, la Rai, il National Geographic e l’ingegnere Maurizio Seracini dell’Università di San Diego. Il prof. Seracini sulla base di riscontri storico-documentali studia da oltre trent’anni la possibilità di scovare “La Battaglia di Anghiari” dietro a un muro dipinto dal Vasari nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Tu hai contribuito a dare il via definitivo alla fase operativa dei suoi studi. Sette anni fa hai proposto alla fondazione del National Geographic di collaborare con la Rai per supportare e documentare il lavoro di Serracini e ieri sera su Rai 2, la rete dell’Isola dei famosi, è andata in onda la prima puntata di questa collaborazione. Come nello stile di Voyager ci hai bombardato di domande alle quali hai promesso che avresti dato risposte. Ad un certo punto ho perso il conto delle domande a cui hai dato risposta e delle domande a cui non hai dato risposta perché stavolta la domanda delle domande era solo una: c’è o non c’è “La Battaglia di Anghiari” dietro a quel muro dipinto dal Vasari? Prima di dircelo ci hai mostrato minuto per minuto tutte le operazioni di analisi di quel muro: dal montaggio dei ponteggi all’inserimento della sonda con microtelecamera infilata nelle viscere della nobilissima parete. Un’orgia di immagini ritmate fatte di primi piani dei ricercatori, di dettagli sull’uso delle tecnologie endoscopiche, di consultazione dei preziosi manoscritti leonardeschi originali, di testimonianze dei componenti dell’equipe di Seracini, di ricostruzioni in computer grafica. E tu lì, sul ponteggio, unico senza camice bianco, con la tua giacca di pelle alla generale Custer a descriverci quelle scrupolose operazioni, sottovoce, per non disturbare il sonno secolare della nobile parete. La voce fuori campo continua a bombardarci di domande, le immagini sono sempre più incalzanti, i collaboratori di Seracini sfoderano l’iPad e lo puntano contro la nobile parete. Le interruzioni pubblicitarie non riescono a smorzare la tensione che sei riuscito a creare e quando il sondino con telecamera conferma l’ipotesi che c’è un’intercapedine di tre dita dietro la nobile parete, il telespettatore sente di stare per assistere ad un evento fondamentale della storia dell’arte e, perché no, della televisione. Il sondino entra e ci mostra in soggettiva le viscere della nobile parete e più che Leonardo viene in mente Jules Verne. Tu, dal ponteggio ti volti verso una telecamera piazzata in alto che accentua l’effetto “viaggio al centro della nobile parete”. Bisbigli, perchè il momento è delicatissimo: il sondino ha estratto una scaglietta di muro colorato. Ecco, pensa il telespettatore, ora ce lo dice: “La Battaglia di Anghiari” di Leonardo è stata ritrovata! Non è una speranza da ingenui. Per tutta la puntata il telespettatore ha aspettato il lieto fine e non può stare a pensare che le grandi scoperte storiche hanno bisogno di tempo, verifiche e controanalisi. La briciola di muro deve essere analizzata con le apparecchiature scientifiche più sofisticate per capire se quelle macchie nere e rosse sono pigmenti e dunque “colore” pittorico. Caro Roberto Giacobbo, il telespettatore un po’ deluso sta per rassegnarsi ad attendere qualche mese per il riscontro scientifico ma non capisce perché non andate avanti con quel sondino e soprattutto perché iniziate a smontare le impalcature e interrompete le ricerche. Ce lo spieghi. Le ricerche sono state fermate dalla magistratura che ha ricevuto un esposto nel quale si chiede di verificare se quelle ricerche stanno danneggiando l’opera del Vasari. Ora capisco perché per tutta la puntata hai ripetuto che il sondino entrava nei 6 buchi in prossimità dei punti in cui l’opera era già stata sottoposta a restauro, o già danneggiata dal tempo, e sempre in prossimità di punti in cui non c’è più traccia di pittura del Vasari (ricerche condotte sotto la supervisione della Sovrintendenza e dell’Opificio delle pietre dure). Insomma, tutto finito? Non sapremo mai di sicuro se dietro quella parete c’è un’altra parete? Non sapremo mai se il Vasari ha espresso tutta la sua ammirazione per Leonardo facendo costruire un’altra parete su cui dipingere la sua “Battaglia di Marciano” per proteggere l’incompiuta “Battaglia di Anghiari” di Leonardo e consentire che un giorno le telecamere di Voyager e del National Geographic potessero rivelarla al mondo? Ci hai rassicurato che il ministro dei Beni culturali si spenderà per farvi continuare le ricerche non appena si avranno ulteriori risposte a garanzia della tutela dell’opera del Vasari. Quindi è solo questione di tempo. Tra due/trecento anni, il tuo discendente alla conduzione di Voyager potrebbe celebrare te, Leonardo, Seracini, Vasari e Matteo Renzi (sindaco di Firenze che ha sposato la causa) come dei grandi scopritori e rivelare finalmente ai nostri posteri che dietro quella parete c’è effettivamente “La Battaglia di Anghiari”. A quel punto, Voyager entrerà definitivamente nella storia dell’arte e della televisione come trasmissione simbolo della perseveranza e le mille puntate dedicate all’argomento saranno parte integrante dell’opera leonardesca. I nostri posteri studieranno Leonardo da Vinci e anche Giacobbo di Voyager.

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